Soru si fa una legge ad personam per risolvere il conflitto d’interessi

da Milano

Il «moralizzatore» Soru ha risolto il suo conflitto d’interessi con una bella legge ad personam. Il patron di Tiscali escludeva problemi, ma i casi dubbi ora si moltiplicano.
Il 21 ottobre la Sardegna andrà al voto referendario sulla legge statutaria voluta dal presidente, e pezzi diversi di società civile e politica (anche di centrosinistra) si stanno mobilitando per l’abrogazione. Fra le misure più contestate della «riforma costituzionale» - oltre alla stretta su autonomie e referendum - c’è proprio la nuova disciplina complessiva delle incompatibilità e dei divieti contrattuali. Una manciata di regole scritte da Guido Rossi che allargano le maglie del conflitto d’interessi e allentano i vincoli.
L’uomo più ricco dell’isola, ora candidato alla guida del Partito democratico, ha previsto una sorta di «blind trust», o «fondo cieco»: chi vuole fare il presidente o l’assessore, e detiene il controllo di una società quotata o comunque rilevante nel campo dei media e non solo, deve affidarla a un fiduciario. Ma il blind trust di Soru però non è affatto cieco: l’imprenditore ci vede benissimo, se è vero che in certi casi può essere consultato dallo stipulante, dare «consigli, direttive o istruzioni», e può «intervenire personalmente per esercitare i diritti e i privilegi legati ai beni», facendosi autorizzare da una Consulta di garanzia. Qualche giurista ha sollevato dubbi molto concreti; l’ipotesi di autorevoli esperti è che si andrebbe a finire nel diritto commerciale penale, dalle parti dell’insider trading.
La norma sull’affidamento di appalti o la stipulazione di contratti fra regione e ipotetiche società del presidente-imprenditore, sotto il perentorio nome di «divieti contrattuali», consta di quattro righe praticamente inutili: la società non può stipulare contratti con la regione o con enti e agenzie regionali, «salvo che siano aggiudicati per mezzo di gara pubblica od altra procedura ad evidenza pubblica», cioè sempre, perché l’Unione Europea non ammette altre strade.
A questo quadro non proprio severo si aggiunge che le commissioni per l’aggiudicazione dei bandi possono essere presiedute da dirigenti assunti con incarichi «fiduciari», cioè scelti dall’amministrazione regionale. Secondo il professor Andrea Pubusa, amministrativista dell’Università di Cagliari, componente del comitato per il no alla Statutaria ed ex consigliere regionale del Pci, si tratta di una pratica di dubbia legittimità, dal momento che «un recente indirizzo della Corte costituzionale sullo spoil system all’italiana prevede che i dirigenti esterni limitino il loro contributo all’indirizzo, e non gestiscano direttamente provvedimenti di questo tipo».
Ammorbidita anche la norma specifica sul conflitto d’interessi: obbliga gli amministratori ad astenersi su votazioni che li riguardino, ma non impone più di dichiarare pubblicamente i motivi del conflitto.
Soru sostiene che sia sufficiente «tenere i fari accesi» sugli appalti, ma intanto i casi sollevati cominciano ad essere diversi. Si è molto parlato dell’affaire Saatchi, l’agenzia che ha vinto una sostanziosa gara per un’ingente campagna pubblicitaria istituzionale della regione. Dopo che la commissione d’inchiesta del Consiglio ha riscontrato «evidenti anomalie», l’assegnazione è stata annullata. Saatchi ha gestito la comunicazione di Tiscali. Per Soru la collaborazione è durata dal 2000 al 2001.
Un altro episodio è quello della Shardna, una società fondata da Soru, che ne è azionista. Il centro, che si occupa di ricerche genetiche, ha ottenuto dei finanziamenti regionali. Il presidente della regione ha assicurato che «non li ha più presi», e che comunque è disposto a «cederla con lo sconto».
Di un altro caso parla il giornale autonomista Sardegna e Libertà, edito dal consigliere regionale Paolo Maninchedda, eletto in Progetto Sardegna, la lista di Soru. L’assessorato alla Pubblica istruzione ha pubblicato un bando per dei corsi di laurea online: un appalto da circa 9 milioni che è stato aggiudicato al Consorzio per l’Università telematica in Sardegna, che ha presentato il progetto Unisofia, preferito all’Università degli studi di Firenze e ad altre due proposte.
Il consorzio vincitore, formato dalle università di Cagliari e Sassari, è capofila di un raggruppamento temporaneo di scopo a cui partecipa la stessa Tiscali spa, che in una delle sue sedi ne ospita le infrastrutture tecnologiche, come conferma il referente di Tiscali, Sergio Piras. Il coordinatore di Unisofia, Carlo Crespellani, assicura: «La partecipazione di Tiscali si spiega con esigenze di continuità con il passato, ma tutto il progetto ha una forte valenza pubblica».