A Soru il turismo piace solo se è «proletario»

Non ho ben capito se la flotta statunitense lascerà la base della Maddalena perché sono scaduti i termini dell'accordo con lo Stato italiano o se per protesta contro la supertassa sui natanti sancita dal presidente della Regione sarda Renato Soru.



Buona, caro Tuminelli. Il Governatore della Sardegna ovviamente non c'entra con la decisione della Marina degli Stati Uniti di sgombrare dopo una trentina d'anni la base dei sommergibili nucleari alla Maddalena. Trent'anni nel corso dei quali, credo con gran stizza delle cassandre ecologiste, non s'è mai registrato il benché minimo incidente, la benché minima, infinitesimale Chernobyl. Ma ciò non toglie che Soru sia soddisfattissimo dello sgombro insistentemente richiesto in nome dell'ambientalismo e del pacifismo antiamericano, anche se non vedo il motivo di tanto tripudio. Così come non lo vedono i numerosissimi sardi che finora hanno vissuto, bene, sull'indotto della base militare. Migliaia di militari che affittano case, mangiano, bevono, viaggiano, si divagano e acquistano, senza contare i fornitori, le ditte di manutenzione, di trasporti e tutto il resto. Ma cosa vuole che sia un banale lucro cessante quando va ad effetto l'urlo che suole prorompere dai petti progressisti, yankee go home? Comunque sia, chiusa la partita con gli americani se ne apre un'altra, relativa al futuro dell'isola della Maddalena. Piazzarci una acciaieria che fa tanto Piano quinquennale? Lasciarla così com'è, brulla e selvaggia, sacrificando i redditi dei maddalenini sull'altare delle istanze ecologiche? O cooptarla nella industria del turismo (si sono già fatti avanti una società monegasca e Karim Aga Khan), l'unica che in Sardegna tira e rende fior di milioni di euro? Sembrerebbe la scelta migliore se non proprio obbligata, ma c'è un ma, e si chiama Soru.
Il Governatore è infatti ostile al turismo per due ordini di ragioni. La prima è storica: la civiltà nuragica, l'unica che Renato Soru prenda in considerazione, non contemplava infatti quel genere di attività. Pertanto essa non si addice né alla Sardegna né ai sardi. La seconda ragione è di carattere sociale: la ricchezza fa schifo per cui il turismo, a meno che non sia del genere saccopelista e cartocciaro, fa parimenti schifo. Su questo Soru (confortato dalla solidarietà manifestatagli da Giulia Maria Crespi e da Krizia, e non so se mi spiego) è categorico: i grandi alberghi, le piscine, le spiagge attrezzate con cabine, ombrelloni e sdraio, i bar e i ristoranti dove la consumazione superi il muro dei 20 centesimi nel primo caso, dei tre euro nel secondo, le ville col prato all'inglese o, apriti Cielo, con le collinette artificiali, tutto ciò che galleggia e che non sia una barca a remi offende profondamente l'animo nuragico, proletario e pauperista. Offende i sardi e chiunque sia al fianco del proletariato che ha da restare indigente sennò che proletariato è, che ha da calzare non le Tod's ma le ciocie, vestire non robaccia griffata ma i rustici velli dei mammuttones, pascolare le pecore e non gestire locali da sollazzo. Si chiama - almeno così lo chiama Soru - «sviluppo sostenibile».
Paolo Granzotto