Sos da 80 aziende della Tiburtina Valley «Siamo allo stremo»

Danni per oltre 150 milioni e duemila dipendenti a rischio licenziamento. A distanza di un mese le aziende della Tiburtina, colpite dall’alluvione di dicembre, sono allo stremo. Tutta la zona fra Ponte Mammolo e il Polo Tecnologico è stata inondata dall’Aniene in quella settimana di piogge eccezionali, in via Scorticabove e in via Pieve Torrina l’acqua è salita addirittura a due metri. Il titolare dell’azienda di ceramiche di via Pieve Torrina, Maurizio Cortegiano, sepolta da un mare di fango per lo straripamento dell’Aniene, spiega la situazione oggi. «Non abbiamo ancora ricevuto alcun tipo di aiuto economico dal Governo - dice -. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è prodigato. Ha visitato la zona, ci ha esonerato dal pagamento delle imposte locali (Ici, Tari), ha fatto pressioni sul Governo per far proclamare lo stato di calamità naturale. Ma senza aiuti statali ci troviamo in una situazione di drammatica incertezza. Non possiamo neppure pagare gli stipendi. Io ho nove dipendenti, il mio stabilimento è chiuso, non so come tirare avanti».
Le 80 aziende colpite dall’alluvione hanno costituito il Comitato Nuova Tiburtina. Stabilimenti edili, di elettronica, negozi di abbigliamento, laboratori tessili, supermercati, falegnamerie. «L’acqua e il fango ci hanno tolto tutto», denunciano.
L’area, meglio nota come Tiburtina Valley, è uno dei polmoni industriali della città di Roma. Oggi il rischio è che si fermi tutto e incombe lo spettro dei licenziamenti. La protezione civile ha annunciato che è quasi pronta l’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che dovrebbe nominare un commissario straordinario, stanziare i fondi e fissare le procedure per l’erogazione dei «ristori» a tutti i soggetti danneggiati. «Oltre a fornire un contributo per coprire i danni - dicono dal Comitato Nuova Tiburtina - l’ordinanza darebbe gli strumenti per risolvere i problemi strutturali che hanno favorito - nel corso degli anni - il ripetersi di inondazioni, come nella valle dell’Aniene. Tuttavia i tempi vanno per le lunghe, siamo a un mese dal cataclisma e ancora non vi è nulla di ufficiale, né su questa ordinanza né sullo stanziamento di denaro». Per di più, lamentano gli imprenditori «siamo già a un’altra scadenza delle tasse e abbiamo dovuto versare di nuovo contributi e imposte, poiché non è arrivato neanche il famoso provvedimento di rinvio annunciato dal ministero delle Finanze».
La Regione Lazio avrebbe fatto richiesta al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, di stanziare un fondo che consenta l’accesso in deroga alla cassa integrazione per le aziende in questione. Ma di questo non si hanno ancora riscontri ufficiali.
Il 7 gennaio il Comitato Nuova Tiburtina si è incontrato in Campidoglio con Gianni Alemanno e con l’assessore ai Lavori Pubblici Fabrizio Ghera. Il sindaco sta predisponendo un regolamento da proporre al sistema creditizio, che dovrebbe utilizzare il fondo di garanzia per dare liquidità alle aziende in difficoltà, in attesa delle più lunghe procedure da parte del Governo. Ma gli industriali non sanno ancora quando e come potranno accedere a questo primo aiuto. E i giorni passano. Ieri il Comitato si è riunito di nuovo. La richiesta degli industriali è che venga decretato lo Stato di calamità naturale o di emergenza, che vengano stanziati fondi adeguati per la ripresa delle attività e il ripristino dei macchinari. Ma occorre fare presto, dicono le aziende: «Il nostro timore è che i fondi non siano sufficienti o che giungano troppo tardi».