Sos dall’Inghilterra: basta col calcio violento

Claudio De Carli

A poche settimane dal mondiale, 52 fra commissari tecnici e allenatori si sono incontrati a Berlino con i vertici del calcio, tema principale la richiesta di un inasprimento delle pene per i calciatori violenti. «In caso di fallo violento - ha proposto il ct francese Raymond Domenech ai dirigenti Fifa e Uefa - il colpevole dovrebbe rimanere fuori per tutto il tempo che l’infortunato impiega a guarire». Ma più in generale è stato messo in discussione il fair play dei calciatori, la causa principale degli incidenti più gravi occorsi sui campi di calcio. La proposta di Domenech è all’esame, sarebbe come dire che Kakà sarebbe dovuto rimanere fuori fino al recupero di Gianluigi Buffon, circa sei mesi. Sabato scorso il ginocchio di Stephen Hunt ha sfondato il cranio sopra la tempia destra di Petr Cech dopo 16 secondi di gioco di Reading-Chelsea, campionato inglese. Tra i pali del Chelsea è entrato Carlo Cudicini che durante i minuti di recupero si è scontrato in volo con Ibrahima Sonko, perdendo i sensi. I due portieri sono stati ricoverati al Royal Berkshire di Reading, ma mentre le condizioni dell’italiano miglioravano, per il portiere e nazionale ceco è stato necessario il ricovero in una struttura più attrezzata per l’alta neurochirurgia, il Radcliffe Infirmary di Oxford, dove poco prima della mezzanotte è stato operato per la riduzione della frattura al cranio: «L’intervento si è concluso positivamente - si legge in una nota diffusa dallo staff chirurgico - ma è troppo presto per formulare un accurato bollettino sulle sue condizioni». Per il dottor Peter Hamlyn, direttore del centro di medicina sportiva del St Bartholomew’s Hospital, la carriera di Petr Cech sarebbe addirittura a rischio: «Penso che resterà fermo per almeno sei mesi - ha dichiarato al Daily Telegraph - ma se Cech dovesse tornare troppo presto potrebbe rischiare la vita a causa della sindrome da secondo impatto, che procura danni al cervello quando una prima frattura al cranio non è stata completamente assorbita. È una situazione che potrebbe risultare fatale - ha concluso - anche se i danni del primo impatto non sono stati particolarmente seri». A Stamford Bridge non c’era bisogno di sentire gli auguri del dottor Hamlyn: «Petr ha rischiato di morire - ha dichiarato l’allenatore Mourinho - e, ancora più grave, Hunt dopo il fallo è rientrato a centrocampo sghignazzando davanti alla nostra panchina».
Altri due episodi sono ritenuti altamente antisportivi dal Chelsea: i falli sono stati compiuti a palla lontana e l’arbitro Riley non ha ritenuto necessario fermare il gioco, invitando addirittura Cech ad uscire dal campo. Una situazione che ha montato e ora sta tenendo banco in tutta Europa, calcio e calciatori violenti, vecchie storie sempre da prima pagina: «Il calcio inglese non protegge i suoi giocatori», ha ringhiato il sito internet del Chelsea che si chiede: «Due infortuni gravi ai portieri in un’unica partita possono essere una coincidenza? I calciatori non dovrebbero mostrarsi prudenti nei confronti dei loro colleghi? Dove è finito il proverbiale fair play inglese?». E chiede alla federazione di aprire un’inchiesta.
Siamo in un ginepraio pericolosissimo. E tutto questo sta facendo il paio con il contenzioso che il club belga del Charleroi ha aperto con la Fifa. Il Charleroi ha chiesto un indennizzo per l’infortunio subito dal suo giocatore Abdelmajid Oulmers durante un incontro disputato con la nazionale marocchina. Il responsabile della comunicazione Uefa, William Gallard, ha dichiarato che se il tribunale dovesse dare ragione al club, sarebbe la fine del calcio internazionale: «Solo le federazioni di Spagna, Germania, Italia, Francia e Inghilterra, sarebbero in grado di pagare gli indennizzi ai club». Così come sarebbe la fine del calcio a qualsiasi latitudine se si dovesse fare ricorso alla giustizia ordinaria per i falli commessi durante un incontro: «Se in mezzo alla strada do una testata a un’altra persona, è un atto di violenza con denuncia penale - precisa il presidente del comitato provinciale milanese della Lega calcio, Alessandro Quercioli, esperto di diritto sportivo -. Se accade in un campo di calcio, si resta alla giustizia sportiva».
Un’espulsione, qualche giornata di squalifica e magari una nomination per il Fifa World Player, ma quanto reggerà ancora queste ipocrisie il vecchio calcio?