Sos dalle ambulanze: «Senza volontari spegniamo le sirene»

Il messaggio arriva in coda ad uno spot televisivo: «Le ambulanze ci sono. Mancano i volontari». La conferma la ripetono a voce i direttori delle associazioni di pubblica assistenza: è sempre più difficile reclutare volontari disposti a salire sui mezzi per prestare soccorso di emergenza e urgenza. E il dato è piuttosto preoccupante. «Ne perdiamo il cinque per cento ogni anno che su un totale di 200 volontari circa, vuol dire dieci in meno» spiega Sergio Falcone, presidente dell’associazione Croce Verde A.p.m. (Assistenza Pubblica Milanese) - che ha affidato all’agenzia Armando Testa la realizzazione del filmato in onda su diverse emittenti della televisione locale, nei cinema e nelle metropolitane milanesi da aprile. Colpa della società che cambia o della crisi economica che incute incertezza, la questione è sempre la stessa. «Il problema è che non c’è più voglia di fare il volontario - continua Falcone -. Sicuramente il primo motivo è di carattere sociale, c’è un ritorno all’egoismo. Nel senso che in un momento di precarietà generale, si pensa prima a sistemare se stessi, a cercarsi un lavoro e a fare una famiglia, piuttosto che diventare volontari». Dal 2006 ad oggi, a livello nazionale, ce ne sono due milioni in meno e tenendo conto che Milano e la Lombardia da sempre e per tradizione sono fulcro dell’associazionismo, ci sono buone ragioni per credere che un’alta percentuale riguardi anche la nostra Regione. «Tra la sede di Milano e quella di Corsico, saremo 220 in totale - spiega ancora il presidente di Croce Verde -. Durante il giorno ci sono i dipendenti, mentre le notti e i festivi sono a carico dei volontari». Che per la maggior parte sono universitari o giovani al primo impiego, ma anche adulti. «La fascia prediletta che vorremmo avere è quella dei 35enni che hanno già un lavoro, forse anche una famiglia e possono garantire una stabilità nel tempo - continua Falcone -. Manca la fidelizzazione, il rischio degli studenti è che poi non rimangono. Ma accettiamo tutti, cara grazia se vengono». Per diventare un volontario, bisogna frequentare un corso di formazione di centoventi ore e superare un esame finale e prima di salire su un’ambulanza passa più o meno un anno. A seconda dell’associazione, ci sono turni di dodici ore la notte una o due volte al mese, più quelli delle festività. «Il servizio è migliorato tantissimo - assicura il direttore dell’Anpas Lombardia, Ezio Mori -. Ormai i nostri volontari sono stati preparati anche per fare l’elettrocardiogramma al paziente e a trasmetterlo alla centrale del 118, accorciando così il percorso ospedaliero con un grandissimo vantaggio per il malato». Anche loro come Anpas Lombardia, l’associazione nazionale pubbliche assistenze stanno cercando di fare di tutto per sensibilizzare i giovani ad occuparsi degli altri. «A seconda dell’associazione, ce ne saranno il 5-10% in meno. Un grosso limite alla disponibilità dei volontari, è l’obbligo di frequenza all’università - aggiunge Mori -. Ma le tipologie sono eterogenee: oltre agli studenti, ci sono manager, uomini della finanza, operai, artigiani, giovani pensionati. Dai 18 ai 55 anni: uomini e donne». Non smetterà mai di ripeterlo Mori, essere un volontario è un modo per diventare cittadini responsabili. Non smetterà mai di dirlo nemmeno Falcone che ammette di averle provate tutte per comunicare lo stesso messaggio. Il suo filmato finisce con un invito: «Non stare a guardare, diventa soccorritore Croce Verde A.p.m.».