Sos delle imprese: banche, non chiudete i rubinetti

La Regione Lombardia chiede di non sospendere i finanziamenti alle
aziende in difficoltà, anzi di aumentarli Secondo Unioncamere l’apice
del ristagno sarà tra marzo e aprile. La Camera di Commercio: «Una
prova dura»

La crisi c’è ed ora è misurabile. Le aziende fanno i conti e i bilanci non sono affatto positivi. Sono sempre più numerosi gli imprenditori che ricorrono alla cassa integrazione: uno su sei è costretto a ridurre l’orario di lavoro dei propri dipendenti e a tirare la cinghia. Il settore tessile perde l’8,4 per cento del fatturato, rallentano i settori della chimica e della meccanica. Solo l’alimentare se la cava, con un +0,8 per cento di crescita. E poi gli ordini, un disastro, precipitano per artigiani e per industriali. Questo vuol dire che nemmeno i prossimi mesi saranno una passeggiata.
«Non abbiamo raggiunto ancora il punto più basso - sostiene Francesco Bettoni, presidente di Unioncamere Lombardia -, la crisi si intensifica con una velocità pazzesca e tra marzo e giugno probabilmente raggiungeremo l’apice». Preoccupata anche la Camera di Commercio, che non vede segnali di ripresa. Tuttavia calcola che Milano, con un calo della produzione del 4 per cento, è un po’ meno peggio del resto della Lombardia (-6 per cento). «La crisi che stiamo vivendo - sostiene Carlo Sangalli della Camera di Commercio - va affrontata sostenendo con convinzione le nostre imprese, soprattutto quelle piccole e medie. Questa crisi metterà alla prova la tenuta del nostro sistema imprenditoriale».
Messaggi di speranza arrivano anche dalla Regione Lombardia, che chiede alle banche di non chiudere i rubinetti ma di continuare a concedere credito alle aziende. Anzi, propone di aumentarlo. «La situazione è difficile - spiega il presidente del Pirellone, Roberto Formigoni - ma la Lombardia sta reagendo meglio di altre regioni, il nostro è un sistema coeso e forte». Per dare una mano alle famiglie e alle imprese e per non fermare gli investimenti a lunga scadenza, la Regione ha previsto fondi di sostegno. E soprattutto dà il buon esempio, continuando, per prima, a investire: ad esempio mettendo in campo 11 miliardi di stanziamenti per le infrastrutture.
Insomma, in Lombardia nessuno si nasconde dietro a un dito. Tutti ammettono che le cose non stanno andando bene. Ma la voglia di reagire è tanta e le iniziative da parte delle istituzioni per fronteggiare le difficoltà economiche sono tante. «La ripresa - sostiene Sangalli - è attesa per il 2010».