Sos prima dello scoppio? Giallo sulle telefonate

Disposte le autopsie sulle vittime e una perizia

Enrico Lagattolla

Non una semplice fuga di gas. A squarciare l’edificio di via Lomellina 7 sarebbe stato un suicidio. Quello di Esmeralda Spolcini, 49 anni, residente al primo piano della palazzina. Il suo è stato l’ultimo cadavere estratto dalle macerie. Ma sarebbe stata lei - secondo la Procura - ad aprire i rubinetti del gas nel suo appartamento. Un gesto costato la vita ad altre tre persone: Tommaso Giancola, 69 anni, e dell’albanese Ilir Jaku, di 29, entrambi rimasti schiacciati mentre si trovavano al bar tabacchi che si trova sotto l’edificio. E Francesco Orlando, di 7 anni, il cui cadavere è stato rinvenuto pochi minuti prima della mezzanotte di lunedì. È salito a 23, invece, il numero dei feriti. Nessuno di questi, fortunatamente, è grave.
Il pubblico ministero Luigi Orsi - che ha disposto le autopsie e chiesto che venga svolta una perizia sul luogo dell’esplosione e sui resti dell’edificio - ha aperto un fascicolo, ipotizzando il reato di crollo colposo. Secondo gli inquirenti, la donna - che avrebbe sofferto di crisi depressive dopo la morte del compagno, avvenuta cinque anni fa - aveva deciso di uccidersi chiudendosi in casa e aprendo i rubinetti del metano. Ad avvalorare la tesi degli inquirenti, alcuni rilievi tecnici e le testimonianze che descrivono Esmeralda Spolcini come una donna «chiusa» e con «difficoltà relazionali». Una condizione di instabilità che l’avrebbe indotta al suicidio. Eppure, alcuni dei vicini la ricordano come «una donna dolcissima, con una vita regolare». Ma la rapidità con cui il suo appartamento si è saturato di gas, la quantità di metano e la dinamica dell’esplosione (dall’interno all’esterno del palazzo, con origine della deflagrazione individuata proprio tra le mura della casa della donna), porta a escludere che si sia trattato di un semplice guasto alle tubazioni. Anche se, in molti, hanno ripetuto che «da tempo avevamo denunciato delle perdite di gas». «Da due anni», ripetevano in strada gli sfollati. «Fino a una settimana fa», aggiungeva qualcuno. E c’era chi assicura di aver chiesto l’intervento dell’Aem. Anche nel pomeriggio di lunedì.
Un’ipotesi smentita dalla stessa società di largo Augusto, che - espresso «il profondo cordoglio alle famiglie delle vittime e alla città di Milano» -, che «né ieri, né nelle settimane precedenti sono pervenute al pronto intervento gas di Aem telefonate che segnalassero la presenza di odore di gas proveniente dallo stabile di via Lomellina, e nessun tipo di intervento è stato pertanto richiesto o effettuato dai nostri tecnici». «Ogni telefonata - prosegue - ricevuta dal centralino del pronto intervento Aem è subito trasmessa alle squadre operative per garantire il più tempestivo intervento ed è inoltre registrata e ne rimane traccia su un apposito registro». Inoltre, i rilievi tecnici effettuati dal personale Aem indicherebbero «una potenza dell’esplosione tale da far presupporre l’accumulo discretamente rapido di un elevato quantitativo di gas all’interno di un appartamento, con successivo innesco di cui non è stato ad ora possibile determinare l’ubicazione precisa e la tipologia della fonte».
Non sarebbe un guasto dell’impianto, dunque, ma un gesto deliberato della quarta vittima di via Lomellina. Esmeralda Spolcini, secondo le testimonianze di alcuni vicini e conoscenti, dopo la morte del compagno si sarebbe chiusa sempre di più in se stessa, maturando un carattere diffidente e scontroso. La donna, invece, è dipinta come una persona assolutamente serena dal fratello e dalle due sorelle. Versioni contrastanti, che dovranno essere chiarite.