Sos Fiumicino: «La sicurezza è un optional»

Stefania Scarpa

A Roma, dopo i falliti attentati terroristici di Londra, è scattato da qualche giorno lo stato di massima allerta per tutti quegli obiettivi ritenuti sensibili, ma l’aeroporto di Fiumicino, che senza ombra di dubbio rientra nella lista delle aree a rischio di possibili attentati, la sicurezza non sembra essere poi così elevata come si vuole far credere. A denunciarlo è il Sindacato autonomo di polizia di Roma (Sap), che in sette punti sintetici non solo ha tracciato tutte le falle in materia di sicurezza del primo scalo intercontinentale italiano, ma ha anche sottolineato in modo costruttivo quali sono le carenze più gravi sia di uomini sia quelle di natura infrastrutturale. Il personale di polizia è sotto organico, mancano gli automezzi, molti di quelli in uso sono ridotti male, alcuni uffici, poi, sono malgestiti, ma soprattutto stenta a decollare il famoso Piano nazionale di sicurezza dell’aeroporto Leonardo Da Vinci che avrebbe dovuto portarlo a livello degli standard europei. Si parte dalla carenza dell’impianto di sorveglianza dei 36 chilometri di perimetro aeroportuale che dal 2004 doveva essere rinnovato. «Se ne parla da anni, ma non si è fatto nulla - denuncia Damiano Radeglia, segretario regionale del Sap - così non solo la vigilanza è affidata agli uomini, ma la tecnologia potrebbe sostituire le pattuglie che 24 ore su 24 devono controllare l’ormai vecchia recinzione, affidata a una rete metallica rattoppata e alla mercè di tutti». Il sistema denominato «Phantom» utilizzato anche dagli israeliani, già approvato a livello istituzionale, infatti si basa su telecamere intelligenti in grado di rilevare anche di notte presenze non autorizzate. Al secondo punto viene affrontata la questione dei sistemi di automatizzazione dei varchi di accesso e dei passaggi di servizio, già utilizzati nello scalo milanese di Malpensa. A Fiumicino non esistono e permetterebbero il recupero di due uomini per ogni turno. «Il Piano nazionale di sicurezza a Fiumicino sarebbe attuabile con almeno 420 uomini e invece ce ne sono 309 - riprende a parlare Damiano Radeglia - dal 2001 a oggi abbiamo perso 170 unità tra frontiera e sicurezza. Non a caso nei nuovi varchi passaporti le cabine spesso sono semivuote perché ci sono solo 264 uomini a fronte dei 315 previsti per assicurare un servizio efficace. Anche gli artificieri sono sotto organico e che dire della polizia giudiziaria? Da almeno due anni (in coincidenza con l’estromissione del dirigente Gianfranco Petralia, ndr), non consegue successi di rilevo nella lotta al terrorismo o al traffico di stupefacenti perché viene mal gestita e male organizzata dall’attuale dirigenza. È impensabile allo stato attuale poter asserire che l’aeroporto è sicuro, con le risorse di uomini e mezzi che abbiamo, nonostante il crescente allarme terroristico verso un obiettivo strategico come può essere lo scalo. L’orientamento ministeriale - conclude il sindacalista - è improntato al declassamento e non investe nella sicurezza di Fiumicino». Sempre per restare in tema, se è vero che negli scali romani, poco dopo la scoperta da parte dell’intelligence inglese dei piani terroristici per far esplodere in volo dieci aerei in partenza da Londra, erano stati potenziati i controlli bisogna dire che continuano a verificarsi vicende inquietanti.
È di due giorni fa, infatti, la notizia che un bagaglio sospetto nella hall del terminal B dedicato ai voli europei è rimasto incustodito per più di venti minuti, senza che nessuno intervenisse. Ma non basta. Secondo alcuni testimoni, addirittura un’addetta della biglietteria della compagnia Air Berlin dopo avere telefonato alla sala operativa della Polaria per segnalare la presenza del trolley sospetto, ha atteso invano l’arrivo degli artificieri. L’addetto di turno della Polaria, infatti, aveva rassicurato la donna, in evidente stato di agitazione a tal punto che insieme con un suo collega voleva lasciare la postazione, assicurandole al telefono che a breve avrebbero mandato qualcuno. Dopo ben 25 minuti l’impiegata allarmata e spazientita, non vedendo arrivare nessuno, ha pensato bene di telefonare ai Carabinieri che dopo due minuti hanno rimosso il bagaglio. Ci domandiamo: ma se dentro quel trolley ci fosse stato un ordigno?