Sos Racket denuncia gli ispettori della Gefi: «Alloggi popolari in cambio di sesso e denaro»

IL PRESIDENTE «Cinque famiglie abusive hanno svelato come avveniva la vendita delle case»

Il salto di qualità nelle indagini sul racket delle occupazioni abusive arriva da Quarto Oggiaro. Frediano Manzi, il presidente dell’associazione Sos Racket, risponde alle domande dei consiglieri della commissione sicurezza riuniti ieri a Palazzo Isimbardi e comincia a raccontare gli ultimi inquietanti risvolti della vicenda delle case popolari. «Abbiamo raccolto le testimonianze di cinque famiglie che hanno denunciato il coinvolgimento diretto di capi ispettori della Gefi - spiega il presidente dell’antiracket precisando che tutta la documentazione è depositata in Procura -. Negli ultimi 3 anni hanno venduto agli abusivi 200 appartamenti al costo di 800/mille euro e dietro prestazioni sessuali». Fino al subentro dell’Aler, la Gefi Servizi immobiliari era uno dei tre gestori, insieme a Edilnord e Romeo, a cui il Comune aveva affidato l’amministrazione delle case popolari. «È la prima volta che gli abusivi denunciano questo caso - continua Manzi -. Oltre agli ispettori, sono coinvolti anche due portinai e un pluripregiudicato». In pratica, a Quarto Oggiaro le assegnazioni secondo l’antiracket avvenivano così: era l’ispettore a consegnare le chiavi degli alloggi sfitti agli abusivi e nel caso in cui l’appartamento fosse già murato, arrivavano i pluripregiudicati a sfondare le porte. Chiamata in causa, la Gefi nega qualsiasi coinvolgimento e definisce le accuse infondate e inverosimili.
In Provincia intanto inizia il dibattito. «Manzi ha denunciato reati gravissimi e cioè una collusione fra la Gefi e pezzi di malavita organizzata milanese - ha risposto Roberto Caputo (Pd) -. C’è una colpa delle istituzioni che per anni si sono lasciate sfuggire questa vicenda e che avrebbero dovuto controllare». Gli fa eco Enrico Marcora (Udc) che incalza: «Mi piacerebbe sapere se il Comune ha fatto orecchie da mercante in questi anni o se i tre gestori facevano i fatti loro».
Propone che Manzi venga candidato per il premio Isimbardi e che gli sia dato uno spazio all’interno della Provincia per poter svolgere in modo sicuro il suo lavoro. «Sarebbe un segnale importante per la città». Un altro lo dà il presidente della commissione sicurezza Giuseppe Milone (Pdl) che, dopo essersi fatto carico della distribuzione di un questionario nei quartieri popolari per segnalare l’illegalità, ricorda la proposta di mettere i militari nelle portinerie delle case popolari e rilancia: «Sfruttiamo le caserme vuote per metterci italiani e stranieri con uno sfratto esecutivo. Può essere un primo passaggio, un cuscinetto che permette di liberare le case, di dare assistenza a chi ne ha diritto e nel frattempo di verificare la situazione reale delle famiglie. Se poi risulteranno in regola, potranno inserirsi di nuovo nelle liste di assegnazione». Per Paolo Gatti (Pdl) invece il problema dei quartieri ghetto si risolverebbe abbattendo e ricostruendo. «Non si possono risistemare intere zone che fisiologicamente riprodurranno le stesse situazioni».