La sosia di Marilyn che sposò il miliardario

L’attrice, nata ad Arcisate ma milanese d’adozione, ha preferito la nostra città a Londra: «Qui ci sono le mie radici, discendo dalla “scapigliata” Emma Ivon»

«Ma davvero sull'Enciclopedia dello Spettacolo dicono che ero destinata all'insegnamento? Mentre io, che a cinque anni avevo visto ballare e cantare la Wandissima in "Gran baldoria", fin da allora volevo calcare le scene?».
Rosalina Neri è indignata, anzi indignatissima. «Ma perché non si rivolgono agli artisti in persona, questi sciagurati?
Lo sanno o no che la Rosalina, nata ad Arcisate ma a Milano da quando ha raggiunto l'età della ragione, fu definita dal Dino Buzzati "quel bel pagliaccio biondo concepito in passerella e tirato su non col biberon ma con le guepière della Bella Gigogin?"»
Via Rosalina, si calmi. Dopo tutto su un'altra enciclopedia è stata definita o no "la Venere del Varesotto che fece ombra a Marilyn Monroe"?
«Ma siamo matti? Anche se, in fondo, un po' di verità c'è. Lo sanno tutti che nel'59, quando avevo vent'anni o giù di lì, la Neri, vinto il concorso della sosia italiana di Marilyn, andò a Londra per le semifinali... ».
Dove, guarda caso, non incontrò una fata ma...
«Ma un miliardario, lo dico chiaro e tondo. Mr. Jack Hilton, quello della dinastia degli alberghi, un signore corpulento dall'occhio azzurro pervinca che, prima di smaniare per me, mi fece smaniare un sacco e una sporta per lui. Tanto che, per sedurlo, gli inviai dopo il nostro primo convegno un biglietto da una sterlina con sopra scritto "Thank you!"».
Ma non mi dica...E lui come reagì?
«Malissimo. Mi chiamò subito in grande irritazione minacciandomi col suo vocione "Ma con chi credi di avere a che fare, colombella? Non sono mai stato pagato da una donna"!».
Un attacco in piena regola. Si direbbe un insuccesso...
«Certo, se non gli fosse venuto da ridere durante la sfuriata. Tanto che, invece di ricevere il foglio di via, finì a basi e bote per diciassette anni».
Ha più incontrato, in seguito, qualcuno che sia pure alla lontana le ha mai ricordato il magnate degli hotel?
«In amore mai, sul lavoro sì».
Guarda guarda, e chi era questo qualcuno?
«Sono stati due. Il Giorgio Strehler che, durante le prove della Grande magia, mi redarguiva con furore mentre io, per placarlo, lo imbottivo di Vov. E il professor Carriglio, il direttore del Biondo di Palermo, che mi ha diretto nel Povero Piero di Campanile che porto a Milano in aprile».
Ma cos'avevano in comune con Hilton?
«L'autorità e il genio. Strehler diceva che avevo poca memoria per gli oggetti di scena non capacitandosi, diceva, "che una maschera lombarda come questa tosa parta ogni tanto in quarta". Mentre Carriglio... ».
Carriglio?
«Il professore mi guarda con due occhi da lupo mannaro ma io, che sono un gatto, gli vado vicino e gli faccio le fusa. Una tattica che funziona sempre».
Come mai, lei che è vissuta a Londra, in seguito è tornata a Milano per non lasciarla più?
«Perché a Milano ci sono le mie radici. Sa che sono discendente in linea diretta della grande Emma Ivon?»
Ivon... chi era costei?
«L'attrice che costrinse Cletto Arrighi, il poeta della Scapigliatura, a tradurre per lei in milanese La signora dalle camelie. E che, tra un atto e l'altro dei suoi spettacoli, arrotondava il salario facendo l'indovina».
A proposito, si parla molto in giro delle sue capacità medianiche. Vero o falso?
«Non vero, ma verissimo. Quando io cado in trance, tutti gli artisti della vècia Milan mi vengono a trovare, mi lodano ma tante volte mi rimproverano... ».
Come mai?
«Perché sono lenta a trascrivere le loro parole sul foglio».
Ma non mi dica! Le dettano dei messaggi?
«Certo. Si è fatto vivo persino Leonardo da Vinci».
Cosa le ha detto?
«Quando, mesi fa, stavo per debuttare a Palermo col mio show Adorabile Rosalina e tremavo dalla paura di non essere capita con le mie canzoni in milanese, il Leonardo è venuto a rincuorarmi. E, nel suo bel vernacolo toscano, mi ha dato un rabbuffo affettuoso: "Se mi ha capito Ludovico il Moro che per me era un foresto, perché in Sicilia non dovrebbero capir te che sei l'elisir di lunga vita?", ecco si è espresso così».
Parole sante, cara Rosalina.