Sosia del vero rapinatore: otto mesi in cella

Otto mesi di galera per una rapina che non ha mai commesso. Duecentoquaranta giorni dietro le sbarre solo perché somigliava al vero rapinatore. Ma era innocente. È accaduto a Lardirago, paesino di 1300 anime della provincia di Pavia. Il 19 marzo un uomo va all'assalto di una banca, minaccia con un taglierino una dipendente e si fa consegnare 6mila euro. Poi scappa. Attraverso i filmati dell'impianto di videoregistrazione, viene tracciato un identikit che ricorda una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine: Giovanni Mastrolillo. Il magistrato decide decide di mettere "al fresco" il sospettato. Ma i dubbi non tardano ad arrivare. La donna minacciata, infatti, messa di fronte al presunto colpevole, ammette di non poterlo riconoscere con certezza assoluta e parla di "grande somiglianza". Poi, guardando l'imputato, aggiunge: "Sì, mi sembra lui ma non posso certo dire di essere sicura al cento per cento. Anche perché indossava una specie di cuffia. Ricordo gli occhiali, però. Ma le lenti erano più sottili di quelle che indossa quest'uomo". Dettaglio sottolineato anche dagli altri testimoni presenti in banca il giorno della rapina. E più udienze si svolgono, più crescono i dubbi. Ad esempio, nei filmati il rapinatore appare alto, mentre l'imputato è basso, il criminale ha un accento nordico, mentre Mastrolillo ha una marcata pronuncia pugliese. Troppe incertezze, insomma, che inducono il giudice ad assolvere l'imputato. "Un'ingiustizia — ha urlato Mastrorillo al termine dell'udienza —. Sono stato in carcere per un fatto che non ho commesso". Eppure i carabinieri che avevano fermato l'uomo dopo la rapina, avevano fin da subito evidenziato che l'abbigliamento con cui venne trovato Mastrorillo non corrispondeva alla descrizione dei vestiti che indossava il rapinatore. Solo dopo otto mesi di galera se n'è preso atto.
GMC