«Sospesi»: la scure del sindacato sui giornalisti che non scioperano

Per i «crumiri» arriva la lettera di deferimento ai probiviri dell’associazione di categoria

Tutti sospesi, nessuno escluso: i giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti che non hanno scioperato contro gli editori, pur essendo iscritti all’Associazione di categoria - cioè, il sindacato unitario -, hanno ricevuto la lettera di notifica del provvedimento e la convocazione di fronte ai membri del collegio dei probiviri. Il tono della comunicazione, al di là dell’esordio col «Caro Collega» di prammatica, non lascia molti dubbi sulla reprimenda: «La giunta esecutiva dell’associazione ligure ha preso atto - testuale - della tua mancata adesione alle giornate di sciopero del 1° e 8 novembre proclamate dalla Federazione nazionale della stampa (il sindacato, ndr) nell’ambito della vertenza per il rinnovo contrattuale. Per questo motivo - conclude la lettera -, in ossequio a quanto disposto dallo statuto federale, ti informiamo di aver adottato nei tuoi confronti il provvedimento della sospensione segnalando contestualmente il caso al collegio dei probiviri».
Fin qui, il testo della missiva. La conseguenza, una volta che il collegio avrà ascoltato gli interessati, potrebbe limitarsi alla censura verbale, ma teoricamente potrebbe anche arrivare l’espulsione dal sindacato. «Ma sono io ad andarmene, prima che mi mandino via loro!» tuona Franca Brignola, conduttrice «storica» di programmi a Telegenova. E precisa: «A dirla tutta, io me ne sono già andata. Ho già rassegnato le dimissioni, e quindi non capisco proprio perché mi abbiano inviato la sospensione. Oltre tutto - aggiunge Franca Brignola, da 23 anni iscritta all’albo dei giornalisti, mai “censurata“ prima di adesso - sono una libera professionista legata a un contratto di esclusiva con l’emittente, ma non sono dipendente di una testata, non sono stata assunta, e pertanto respingo al mittente qualsiasi provvedimento di questo tipo».
Reazioni analoghe arrivano da altri giornalisti che risulta abbiano regolarmente lavorato nei giorni «incriminati», ovvero abbiano, in giorni diversi, inviato articoli o servizi radiotelevisivi che sono stati pubblicati sui quotidiani o mandati in onda l’1 o l’8 novembre.
«Non c’è nessuna volontà di criminalizzare» replica, dal canto suo, il segretario dell’Associazione ligure dei giornalisti, Marcello Zinola. E aggiunge: «Il nostro compito è terminato. Ora saranno i probiviri, come prevede lo statuto dell’associazione, ad assumere le decisioni conseguenti. Ma una cosa mi sembra importante da chiarire subito: la tutela della categoria passa anche attraverso considerazioni che, in passato, non erano ritenute essenziali, mentre oggi assumono contorni ben più definiti. In sostanza: oggi il sindacato si fa carico della salvaguardia di categorie, come ad esempio i free lance, che sono soggetti deboli della trattativa con gli editori. E quindi - insiste Zinola - le decisioni, anche sofferte, che vengono assunte dopo ampio dibattito, mi sembra giusto che vengano condivise da tutti gli iscritti. Se poi qualcuno non è d’accordo, può uniformarsi alla maggioranza oppure trarne le estreme conseguenze e, per coerenza, dimettersi. Dispiacerebbe, ma - conclude Zinola - non è nostro compito fare né evangelizzazione, né proselitismo a tutti i costi».