Sospetti doping: l’ordine d’arrivo lo dà «L’Equipe»

nostro inviato a Montevergine (Avellino)

La chiamano lista nera, ma in un certo senso è anche rosa. Dipende se la leggi dalla cima o dal fondo. Comunque la si legga, è la sveglia sonora che butta giù dal letto il Giro d’Italia, mentre ancora si prepara alla prima tappa di salita. Sulle pagine dell’Equipe, il quotidiano sportivo francese, compare misteriosamente un elenco che dovrebbe restare segretissimo, perché documento interno all’Uci (la federazione internazionale). Sono i 198 nomi dei ciclisti iscritti al Tour dell’anno scorso. Ma non è un puro elenco telefonico: i nostri eroi sono messi in ordine di sospetto. Sulla base di complicate valutazioni scientifiche, ai corridori del Tour 2010 viene assegnato un voto da 1 a 10. I più bassi sono i meno sospetti, i più alti i più sospetti. Solo due sono da 10: Popovich e Barredo. Menchov, uno dei favoriti a questo Giro, è subito sotto a 9. Dei nostri, il più alti sono Nocentini e il giovane Oss, con livello 8. È bene precisarlo: nessuno, neppure quelli col massimo del coefficiente, è un dopato. Altrimenti non correrebbe. Diciamo che i più alti di coefficiente sono soggetti da tenere particolarmente d’occhio, via, per non scomodare espressioni più sgradevoli.
Inutile specificare come la lista nera scateni subito al Giro reazioni indignate. Si parla di carognata, di violazione della privacy, di attentato alla corsa rosa, che difatti non c’entra nulla. Ma è chiaro che la sostanza resta: i corridori, non da oggi, sono schedati per livello di sospetto doping. Però c’è un però. La lista nera, capovolta, può essere letta anche come lista rosa. Cioè bella, incoraggiante, pulita. La stessa Uci specifica nel documento segreto (come no: segretissimo, lo conosciamo solo noi sei miliardi di umani) che il livello «interessante» sta sopra il 4. Dunque, i nostri Basso e Cunego, sempre per non fare nomi, dal basso del loro 3 possono esibire la lista come certificato di qualità, quasi una medaglia che li pone al di sopra di ogni sospetto. Almeno al Tour 2010, cui si riferisce il documento. Dei campioni in gara adesso qui al Giro, Nibali e Scarponi non hanno numero perché a quel Tour non c’erano. Contador, invece, è a 5: per la cronaca, proprio in corsa fu poi pescato al clenbuterolo, secondo lui contenuto in una bistecca gonfiata dall’allevatore fetente (come da assoluzione della giustizia sportiva spagnola).
Dopo aver dato i numeri, operazione in cui è sport numero uno, il ciclismo giocato prende finalmente il sopravvento nella tappa flash, cortissima e velocissima, che si chiude sopra Avellino. Praticamente, è un lungo sprint tra i big, per vedere se riescono a riprendere il fuggitivo De Clercq. La rincorsa si conclude proprio sulla linea del traguardo, ma non è sufficiente: al belga coraggioso resta un pugno di centimetri su Scarponi, che si prende l’abbuono di 12” regolando allo sprint i rivali diretti. Ȓ un’altra sconfitta per gli italiani, che finora hanno vinto solo con Petacchi a Parma, ma in questo caso sono tutti felici, perché De Clercq si premura subito di dedicare la vittoria all’amico e connazionale Wouter Weylandt, il martire di questo Giro.
Classifica alla mano, come sempre, questa montagna partorisce il topolino, ma è una sorpresa soltanto per quelli che alla vigilia fingono di considerarla terribile. Ci vuol altro, per questa bella gente. Già l’Etna di domani può risultare molto più vulcanico (battutone), per lunghezza del percorso e per serietà delle pendenze. Ma attenzione: si resta comunque nel campo delle schermaglie e delle prove generali, perché le montagne veramente offensive e insolenti aspettano il gruppo nella terza settimana.
Strada facendo, il Giro continua a regalare cartoline di paesaggio mozzafiato e angoli di cementificazione demenziale. L’Italia mostra i suoi lati migliori e le sue ferite peggiori, alternando estasi e rimpianti da un chilometro all’altro. Oggi è prevista un’altra tappa nel dolore: prima di arrivare a Tropea, traguardo volante a Lamezia per ricordare i ciclisti falciati nel dicembre scorso, mentre inseguivano il proprio sogno di divertimento e serenità. Sembra quasi che commemorare vittime del pedale sia la missione vera di questo strano Giro della malinconia.