Sospetti e veleni tra gli 007 di Israele e Egitto

Gianluigi Nuzzi

da Milano

L’attentato rallenta, raffredda i già difficili rapporti tra Israele ed Egitto. Le diplomazie tacciono ma le bombe di Sharm el-Sheikh rendono meno percorribili quei canali di collaborazione da tempo avviati tra l’Egitto e le autorità di Gerusalemme.
E infatti bisogna registrare il rifiuto dell’Egitto all’offerta di aiuto medico e di sicurezza che Israele già in mattinata aveva espresso per soccorrere le persone ferite negli attentati. Un rifiuto, anticipato dal sito del giornale «Al-Arab», che se confermato sarebbe un significativo passo indietro. Subito dopo gli attentati e le autobomba del 7 ottobre 2004, le autorità egiziane avevano infatti accettato la collaborazione israeliana. Sulle ceneri dell’hotel Hilton di Taba, al confine tra Egitto e Israele, dove morirono 34 persone e 157 rimasero ferite, i soccorsi israeliani lavorano in sincronia con quelli egiziani.
Ma oggi la situazione sembra profondamente cambiata. Con un reciproco scambio di accuse, diffuse, affidate o interpretate comunque non da personaggi istituzionali. Da una parte alcuni analisti egiziani che puntano l’indice contro Israele, indicandolo addirittura come responsabile degli attentati terroristici avvenuti la notte scorsa. Come elementi indiziari, gli analisti indicano il fatto che la maggior parte delle vittime fosse cittadina del Paese arabo. Invece secondo un esperto intervistato dalla rete satellitare araba Al Jazeera, attentati simili rientrano nell’interesse di Israele che così avrebbe gioco facile nel rilanciare la tesi secondo la quale il terrorismo sta espandendosi nella regione. Dietrologia? Secondo fonti della sicurezza egiziana, almeno una delle tre autobomba esplose questa notte aveva una targa speciale che indicava come provenisse da Israele e fosse entrata in Egitto attraverso il valico di Taba. Ma si tratta di dettagli che non trovano conferme dagli organi di polizia che stanno indagando in queste ore per ricostruire i viaggi compiuti dal commando.
Di fatto riaffiora la reciproca diffidenza. E bisognerà anche approfondire quel recente allarme attentati lanciato dagli 007 israeliani e spento da Hosni Mubarak. Da Gerusalemme, infatti, si ipotizzava un clamoroso attentato nella zona del Sinai utilizzando un camion bomba. Ma l’Egitto a breve replicò che la cellula era stata neutralizzata. Vero? Difficile saperlo. Magari erano in azione più gruppi affiliati alla rete di Bin Laden che stavano organizzando stragi con tempi e dinamiche diverse.
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