Sospetti su un trentenne e una certezza: non è stato un sequestro pianificato

In una cornice investigativa costellata da sedicenti maghi e veggenti, le cui segnalazioni vengono meticolosamente vagliate insieme alle altre, gli accertamenti delle forze dell’ordine, sempre a tutto campo nonostante i 21 giorni trascorsi dalla sparizione, a Brembate Sopra (Bergamo), di Yara Gambirasio, sembrano concentrarsi nelle ultime ore su tutte le persone che risultano coinvolte in reati sessuali su minori. In particolare si vagliano i movimenti di un trentenne pregiudicato bergamasco. Contemporaneamente gli investigatori vengono subissati da segnalazioni di sedicenti maghi e sensitivi. «Una trentina almeno», raccontano, ma che a parte disperdere le forze non hanno dato per ora risultati apprezzabili a parte il ritrovamento, in due aree diverse, di un cane sepolto dal padrone in un campo fuori casa e di un vitello morto. In una grande villa abbandonata all’ingresso di Brembate Sopra sono invece stati trovati fucili e cartucce, probabilmente di cacciatori di frodo. Mentre ieri mattina, a Bonate Sopra è stata recuperata dal fiume Brembo una felpa turchese che si sperava fosse quella azzurra che indossava Yara il 26 novembre al palazzetto sportivo. Sempre ieri si è saputo che la decisione di mandare lì la tredicenne quel venerdì pomeriggio, e non la sorella, a cui inizialmente era stato chiesto di portare uno stereo per un saggio, è stata presa all’ultimo momento. Un particolare accennato dalla madre in una intervista telefonica e poi confermato dagli inquirenti. Quindi non solo Yara non avrebbe dovuto essere lì quel pomeriggio (non aveva lezione di ginnastica) ma la sua presenza era doppiamente inaspettata. Eppure la ragazzina aveva insistito con la madre per portarlo di persona. Un particolare che potrebbe far pensare che abbia usato un pretesto perché aveva appuntamento con qualcuno.