Un sospetto abuso in pieno centro: ma il Campidoglio se ne lava le mani

Massimo Malpica

Mentre Veltroni propone di schedare gli acquirenti di bombolette spray per arginare i writers e tutelare il decoro di Roma, nel cuore del centro storico è in atto un braccio di ferro su un vero o presunto abuso edilizio. Un caso di «facciatismo» dalla doppia lettura: condannato o condonato? Dubbio è legittimo: anche la magistratura, chiamata a esprimersi sulla vicenda, ha prima rinviato a giudizio i presunti responsabili, per poi archiviare - nelle more del primo processo - un secondo esposto sullo stesso intervento. Che è un soppalco che taglia in due le finestre di un palazzo su via delle Quattro Fontane - edificio vincolato - per aumentare di 145 metri quadri la superficie dell’appartamento, adibito ad affittacamere. Solo una modifica da poco, come sembra sostenere ora la Soprintendenza, oppure una «stupro» nell’inviolabile centro storico della capitale, come farebbe pensare il rinvio a giudizio per abuso edilizio, truffa e falso per l’amministratore della stessa società? Non ha dubbi il professor Paolo Marconi, un’autorità nel restauro architettonico, che in un parere pro veritate ha definito il tutto uno «squallido episodio», una «beffa» e un pericoloso precedente per l’amministrazione. Tutto comincia con l’acquisto dell’appartamento da parte della società «Hotel 2000», che vuol aprire un’affittacamere e a settembre 2002 chiede all’Ufficio speciale condono edilizio del Campidoglio di sanare un abuso edilizio del precedente proprietario. Ma a dicembre 2003 uno degli altri proprietari del palazzo, Carlo Roma, denuncia la «Hotel 2000»: avrebbe modificato radicalmente il soppalchino abusivo per cui aveva chiesto il condono. A maggio 2004 l’Usce blocca le sanatorie. A piazzale Clodio il pm Carlo Luberti, per vederci chiaro, ordina una perizia su quei lavori. L’architetto incaricato, dopo un sopralluogo a novembre, ci va giù duro. Scrive che la realizzazione del nuovo piano intermedio «costituisce opera abusiva in contrasto con le norme di Prg per aumento di superficie utile e con il vincolo monumentale per la conseguente modifica dei prospetti all’interno dei vani finestre e aumento di superficie utile». E boccia il nuovo frazionamento dell’appartamento. Il perito sottolinea poi la differenza tra quanto realizzato e quanto dichiarato dal direttore dei lavori nella dichiarazione d’inizio attività riguardo al mancato contrasto delle opere progettate con il regolamento edilizio e le norme igienico-sanitarie. Dunque a novembre del 2004 l’abuso edilizio, secondo il Ctu, non era sanabile, nonostante la nuova richiesta presentata a maggio dalla società che gestiva l’affittacamere, e contro la quale il condominio aveva presentato un nuovo esposto. Vista la perizia, l’amministratrice delegata dell’affittacamere e il direttore dei lavori finivano rinviati a giudizio, tra l’altro per aver presentato due domande di condono infondate, in modo «da indurre in errore il Comune di Roma in ordine al rilascio di atti amministrativi illegittimi». Alla società venivano revocate concessioni, abitabilità, permessi sanitari. Ma il Tar del Lazio sospendeva l’ordinanza che impediva la prosecuzione dell’attività di affittacamere. Così, in attesa della prima udienza, a dicembre prossimo, l’attività dell’«hotel» è proseguita. Anzi. L'ultima novità è che ad aprile 2005 la Soprintendenza per i beni architettonici di Roma, rispondendo alla richiesta di un parere preventivo per la concessione del condono sui lavori presentata dalla «Hotel 2000» in merito alla modifica delle finestre sulla facciata tutelata, ribalta la linea seguita fino a quel momento dall’Usce e soprattutto dalla magistratura, e lascia la parola al Campidoglio, «essendo - scrive il soprintendente - le opere realizzate all’interno dell’edificio sottoposto a tutela per le sole sagome esterne». La lettera, che definisce la modifica del prospetto un lavoro interno, ribalta gli equilibri. Ora per il Campidoglio «le opere risultano sanabili». Il condominio non ci sta, e arriva un secondo esposto con la richiesta di sequestro preventivo della struttura per la reiterazione dei reati di truffa e falso, allo stesso pm che aveva già rinviato a giudizio la «Hotel 2000». Stavolta il pm chiede l’archiviazione, e il gip accoglie la richiesta. I turisti, così, continuano ad arrivare. «E ad appendere le mutande alle finestre», sospira l’amministratore del condominio, parte civile nel prossimo processo. Il braccio di ferro continua. E il Campidoglio sta a guardare.