Il sospetto dei Pm: «È partito troppo presto»

All’aeroporto di Bari l’angosciante attesa dei familiari dei passeggeri. Chiedono informazioni ai giornalisti: «Abbiamo visto le immagini alla tv, diteci come stanno i nostri cari»

Giuseppe De Bellis

nostro inviato a Bari

Arrivano con l’angoscia negli occhi e nella voce: «Diteci tutto quello che sapete, per piacere». Arrivano quando le notizie sono scarse, ma confortanti: «Sì, sono preoccupato, ma la radio ha detto che si dovrebbero essere salvati tutti». Non è così e lo scopriranno presto, i parenti e gli amici dei passeggeri del volo Bari-Djerba. L’angoscia sale presto, quando arrivano le prime informazioni reali sul disastro. Alle 17.21 la comunicazione del primo corpo ritrovato in mare è la conferma che l’ammaraggio è stata una tragedia. Dopo venti minuti il numero delle vittime sale a cinque e all’aeroporto di Bari-Palese i familiari cominciano a disperarsi. Vengono immediatamente accompagnati in una sala la terzo piano. C’è il padre di un ragazzo di 26 anni, Gianluca La Forgia: «Mio figlio è su quell’aereo con la fidanzata, sono partiti per una vacanza, erano così felici». Per questo signore sulla cinquantina arriveranno presto buone notizie. Suo figlio si salverà, come la fidanzata e gli altri due amici che viaggiavano con loro. È invece disperata una signora che arriva chiedendo informazioni su Raffaele Di Tano. Di lui non si sa nulla, la donna non riesce neppure a dire se sia la mamma o un altro parente, si avvicina ai giornalisti: «Ditemi se Raffaele è morto». Non si sa, non si sa nulla. Non ci sono i nomi delle vittime e qui a Bari non c’è neanche la lista dei passeggeri che erano saliti a bordo dell’Atr.
Cresce l’angoscia, sale la tensione. Arrivano il sindaco di Bari Michele Emiliano e il governatore della Puglia Nichi Vendola. Ai centralini della Seap, la società che gestisce lo scalo barese, giungono centinaia di telefonate. I morti crescono: sono nove, dieci, diventano 14, scendono a 13. Poi il dramma dei dispersi. Che qui a Bari per i parenti sono già morti: «Se non si sono fatti sentire, vuol dire che non ce l’hanno fatta». Non ci sono notizie di due ragazzi baresi, Gaetano Paltera e la fidanzata Angela. Di loro parla una familiare: «Non sappiamo nulla. Nessuno ci dice niente. Sono partiti per le vacanze, lui fa il meccanico. Noi l’abbiamo saputo dalla televisione e siamo venuti qui». Il cellulare di Gaetano è muto come quasi tutti gli altri. Qualcuno si sente male, la polizia chiama il 118, mentre il comune di Bari fa arrivare all’aeroporto alcuni psicologi. Tra i parenti in angoscia c’è anche lo zio di Addolorata De Pasquale. È affranto, ma sono i giornalisti a dirgli che la nipote è viva, ha parlato con alcuni cronisti a Palermo: «Questa è una bella notizia, anzi meravigliosa, ora vado a sincerarmene presso la direzione dell’aeroporto». Alle spalle di un familiare felice, una coppia disperata. Lei è in lacrime, ha saputo che il figlio è una delle vittime: «Lasciatemi in pace, non vi dico né come mi chiamo io, né chi è mio figlio. Andate via».
Nel caos dello scalo di Bari ecco il procuratore della Repubblica Emilio Marzano, che insieme al pm Giuseppe Scelsi, arriva per raccogliere alcuni documenti. La procura ha già aperto un’inchiesta. Il Pm dice che l’acquisizione della scheda tecnica «servirà a capire se ci sono eventuali anomalie che hanno in qualche modo provocato il guasto e la tragedia. Sull’incidente sta indagando la procura di Palermo che sta compiendo gli atti più urgenti e immediati perché è li che si è verificato l’incidente. Quando avremo stabilito eventuali cause che hanno provocato il disastro, vedremo di chi sarà la competenza a indagare». A Bari si parla della possibilità di inserire nel fascicolo quantomeno l’ipotesi di reato di disastro colposo. Ma potrebbe anche esserci qualcos’altro. Il giallo riguarda orari e operazioni di controllo dell’efficienza del mezzo. Sono i tempi che non convincono e con loro l’uso di tutte le procedure di sicurezza. Il volo Bari-Djerba è stato effettuato dallo stesso aereo che aveva volato sulla stessa rotta in direzione opposta. A Bari è arrivato con una quarantina di minuti di ritardo. Avrebbe dovuto ripartire da Palese alle 14.20, mentre è decollato alle 14.32, appena 12 minuti dopo. Il che vorrebbe dire che tra l’atterraggio e il nuovo decollo non sarebbero passati più di 25 minuti, contro la consueta ora necessaria per le verifiche di routine. E forse un controllo troppo veloce non avrebbe portato a scoprire un guasto. Un guasto che per 16 persone ha significato la morte.