Il sospetto: dietro i veleni l’ombra dei finiani

Insinuazioni sugli del Cavaliere con la Gazprom. Berlusconi si sfoga con i suoi in Kazakistan: con tutti i soldi che ho dovrei prendere tangenti da Putin?

nostro inviato ad Astana (Kazakistan)

Il vento gelido che soffia sin da prima mattina su Palazzo Chigi non sarà lo stesso che spazza senza sosta la capitale kazaka che ospita il vertice Osce ma poco ci manca. Perché se in apertura dei lavori Berlusconi deve affrontare i primi file riservati della giornata diffusi da Wikileaks (quelli sui rapporti con Putin e sulla gestione della partita energetica con Mosca), a vertice concluso - proprio mentre il Cavaliere è sulla via dell’aeroporto con destinazione la russa Soci per un bilaterale con Medvedev - arriva la seconda e più corposa tranche (il summary dell’ambasciatore americano a Roma David Thorne che riporta giudizi sul premier - smentiti dai diretti interessati - attribuiti a Letta e Cantoni).

È un uno-due durissimo, soprattutto per la tempistica che nell’entourage del premier nessuno - tantomeno Berlusconi - considera «casuale».

Il documento del predecessore di Thorne, Ronald Spogli, punta infatti il dito contro il premier che «secondo esponenti di maggioranza e opposizione» starebbe «approfittando personalmente dei tanti accordi intercorsi tra Italia e Russia», tanto da citare l’ambasciatore georgiano a Roma secondo il quale Putin avrebbe promesso al Cavaliere «una percentuale dei profitti che vengono da ogni gasdotto costruito da Gazprom ed Eni». La replica di Berlusconi arriva da Astana quando in Italia è ancora l’alba: «Gli Stati Uniti hanno assolutamente chiarissimo che non ho nessun interesse con nessun altro Paese e che non c’è alcun interesse personale ma solo quello degli italiani e dell’Italia». Concetto che in privato - durante una lunga visita in compagnia di Paolo Bonaiuti e Valentino Valentini per il centro della capitale kazaka costruita in poco più di dieci anni nel bel mezzo del nulla - il premier derubrica più o meno così: ma vi pare che con tutti i soldi che ho vado a farmi dare le tangenti da Putin?

L’irritazione di Berlusconi è palpabile perché - si sfoga in privato - è incredibile che una diplomazia tanto importante si affidi a notizie di quarta mano. E che arrivano per di più da «fonti palesemente inattendibili» visto che non è un mistero il fatto che i rapporti tra Georgia e Russia siano, per usare un eufemismo, tormentatissimi. E dello stesso tenore è la replica di Valentini, da un decennio l’uomo del Cavaliere per gli affari di politica estera, uno dei pochi a dare del «tu» a Putin ma anche a Bush. Spogli lo descrive come «figura misteriosa» che «parla il russo» e fa «viaggi frequenti a Mosca». «Nulla di misterioso, come ho più volte detto a Spogli durante numerose colazioni nella sua residenza», replica Valentini. Che ci tiene a sottolineare come fosse un frequentatore non solo del Cremlino ma anche di Villa Taverna.

Insomma, secondo il presidente del Consiglio, nonostante spiegazioni e chiarimenti era Spogli che «non voleva capire». Al punto da affidarsi a fonti che Berlusconi definisce palesemente inattendibili. Non solo la diplomazia georgiana ma anche esponenti del Pd (che ieri ha chiesto al premier di riferire in Parlamento), citati espressamente dall’ambasciatore nel suo report. Ma il timore del Cavaliere è che un ruolo possano averlo avuto anche «i veleni» che da tempo mettono in circolo i finiani. Più volte, da Bocchino a Briguglio, i cosiddetti falchi del Fli hanno rinfacciato a Berlusconi le sue frequentazioni non solo con Putin ma anche con Gheddafi, definendole «rapporti da chiarire». Amicizie pericolose fatte di «affari» e «interessi», si legge in una lettera aperta pubblicata mesi fa dal web magazine di Farefuturo. Al punto che quando il caso esplose il ministro Frattini ebbe a lamentarsi del fatto che Fini, nonostante i suoi trascorsi da ministro degli Esteri, avesse preferito tacere.