Sospiro di sollievo degli alleati: "Sapevamo che non era colluso"

L’Udc: "Sentenza positiva". Forza Italia: "Ora lavori tranquillo". La sinistra: non può restare

da Roma

«Credo che gli italiani esprimano già con i numeri dei sondaggi che siamo in piena patologia e che c’è da fare un risanamento di tutto l’ambito giudiziario molto in profondità». Questo il commento del presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, alla sentenza di condanna per il governatore delle Regione Sicilia, Totò Cuffaro.
Una critica tagliente che equivale a una manifestazione di solidarietà nei confronti dell’esponente Udc al quale l’ex premier ha telefonato manifestando «affettuosa solidarietà» così come ha fatto il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga. «Ora lavori tranquillo», ha aggiunto il capogruppo azzurro al Senato, Renato Schifani. Nel principale partito di opposizione solo Stefania Prestigiacomo ha chiesto «discontinuità», mentre il presidente dell’Assemblea siciliana Gianfranco Micciché ha sottolineato che «non era certamente la buona notizia che si attendeva».
Discorso diverso a Via dei Due Macelli dove solo il precedente andreottiano fu accolto con maggiore giubilo. «Abbiamo sempre saputo che Cuffaro con la mafia non ha nulla a che fare, sono certo che in appello cadranno anche queste altre accuse», ha detto un soddisfattissimo Pier Ferdinando Casini, mentre il segretario centrista Cesa ha evidenziato «l’esemplare comportamento tenuto da Cuffaro durante tutto l’iter processuale». Il capogruppo Udc al Senato, Francesco D’Onofrio, ha rilevato come «tutti i siciliani potranno gioire per questa sentenza, tranne gli sciacalli dovunque si annidassero».
«Che il presidente Cuffaro non sia mafioso o colluso con la mafia è un primo significativo passo ed una notizia rassicurante per i siciliani e per la politica», ha osservato Domenico Nania (An), mentre Francesco Storace (La Destra) ha manifestato un «sentimento di ribellione, lo stesso che provo nei confronti della vicenda Mastella; arriva il momento in cui non si può accettare tutto, spero ci debbano essere le conseguenze». Tutti i leader siciliani del centrodestra, Alfano (Fi), Leanza (Mpa), Romano (Udc) e Scalia (An) si sono detti «convinti che ogni ipotesi accusatoria verrà superata in appello».
Dal centrosinistra, invece, sono giunte solo bordate ad alzo zero nei confronti del governatore siculo. Tranne che da Palazzo Chigi. «Terremotato» dal caso Mastella, l’esecutivo ha preferito defilarsi esprimendo un generico rispetto «delle sentenze e dei diritti degli indagati». Poteva tacere il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro? Sicuramente no. Con il suo solito tono tribunizio ha reclamato «il ritorno dell’etica nella politica», altrimenti «sarà la crisi della democrazia». Per l’ex pm gli ultimi giorni assomigliano a un ritorno dei tempi di «Mani pulite».
Il presidente della commissione Antimafia, Francesco Forgione (Prc), è andato oltre. «Questa condanna - ha detto - non può non porre per Cuffaro un problema di trasparenza e di legittimità democratica». Più sintetico il capogruppo verde alla Camera Bonelli: «È una vergogna!».
Diplomatico il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Enzo Bianco (Pd): «Fino a quando la sentenza non è passata in giudicato c’è la presunzione di innocenza ma Cuffaro deve seriamente valutare se continuare a mantenere il suo incarico». Il portavoce Idv ed ex primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, ha voluto affrontare la questione ab origine. «Credo che per rispetto delle istituzioni Cuffaro non avrebbe dovuto candidarsi», ha dichiarato.