Il sospiro di sollievo dei medici: "Di veleni nell’aria si muore meno"

I ricercatori: "«Quarant’anni fa i decessi erano centinaia, ora invece parliamo di poche unità". Allo sportello del Cdi sono stati riscontrati numerosi casi di tosse ribelle che resiste a ogni medicina

Di smog non si muore quasi più. O meglio, i decessi sono nettamente meno rispetto a qualche anno fa. A confermarlo è Carlo La Vecchia, responsabile del dipartimento di epidemiologia dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. «Rispetto agli anni Settanta - spiega l’esperto - le morti sono dieci volte più basse. Cinquant’anni fa si contavano centinaia di casi, ora invece si parla di singole unità. La situazione è imparagonabile». La vera differenza è che una volta non si misurava la concentrazione delle polveri sottili nell’aria, oggi si sta attenti ai dieci microgrammi di differenza e sembra di respirare costantemente aria al veleno. Ma l’inquinamento è diminuito, eccome. Una volta lo smog era molto più intenso e le industrie stavano molto meno attente all’ambiente. «I problemi che i medici si trovano ad affrontare oggi - spiega La Vecchia - non sono tanto i tumori al polmone quanto i disturbi respiratori, le infiammazioni».
Il panico da smog oltre i limiti è quindi, in parte, esagerato. Certo è che bisogna inventarsi qualcosa che vada oltre il blocco domenicale del traffico. Utile, ma non sufficiente, secondo La Vecchia, è la battaglia contro le auto diesel senza filtro, responsabili del 15 per cento delle emissioni di polveri nocive. «Ma teniamo conto che le polveri hanno anche origini agricole e non sono dovute solo al traffico». L’istituto Carlo Negri conferma che la causa dell’80 per cento dei tumori al polmone non è lo smog ma il fumo di sigaretta. E comunque i decessi per cancro sono in calo in tutta Europa: nel 2011 si prevedono 1,3 milioni di decessi per tumore. In rapporto al numero complessivo di abitanti, significa che il tasso di mortalità rispetto al 2007 cala del 7 per cento.
A smussare gli allarmismi sullo «smog che uccide» è anche l’assessore milanese alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna che nei giorni scorsi ha lanciato i test spirometrici in alcune piazze della città: fra tutti i milanesi che si sono sottoposti all’esame, solo in un paio di casi sono state riscontrate situazioni da approfondire con altri controlli.
Eppure in tanti ospedali, i reparti di pneumologia sono al completo: tanti i casi di polmoniti o di riacutizzazioni di patologie respiratorie, sia negli anziani sia nei giovani. Malattie non certo causate dallo smog ma che magari, tra il freddo e l’aria inquinata, hanno un decorso più lungo.
Al Centro diagnostico italiano, dove è disponibile uno sportello di consulenza per tutti i disturbi legati allo smog, la pneumologa Cristina Balzarotti ha riscontrato un disturbo nuovo, che gli altri anni non si verificava con questa intensità: la tosse cronica, ribelle alle medicine.
«È una tosse molto strana - spiega l’esperta - che sembra non passare mai. Resiste alle cure a base di cortisone, agli antibiotici. Figuriamoci agli sciroppi. Abbiamo registrato tantissimi casi di questo tipo di tosse soprattutto dopo Natale e da gennaio i pazienti si trascinano il disturbo. Spesso l’origine è virale, ma di sicuro la situazione atmosferica e l’assenza di pioggia non contribuiscono a far passare la tosse». Negli ambulatori del Cdi si presentano circa una decina di persone al giorno, ognuno con un disturbo legato alla respirazione. «Tra queste persone - spiega Cristina Balzarotti - due o tre pazienti si presentano con la tosse ribelle, dopo aver provato cure fai da te e dopo aver già consultato il medico di famiglia».