Sostiene Pereira in versione minimalista

A volte gli eventi si rivelano più forti, più insopportabili, della volontà di letargo di un'anima. A volte, anche gli uomini tranquilli possono trasformarsi in ribelli e resistenti. È ciò che accade al protagonista di Sostiene Pereira, il romanzo di Antonio Tabucchi che, dopo quasi tre lustri di ininterrotto successo editoriale e una versione cinematografica diretta da Roberto Faenza, interpretata da Marcello Mastroianni (fu l'ultimo film del grande attore romano, nel 1995), conquista il palcoscenico - al Teatro Carcano fino all'11 maggio - in quella che, a detta del suo protagonista, «è la veste migliore dopo quella letteraria». A sostenerlo, per l'appunto, è Paolo Ferrari, una vita nel e per il teatro, artista che può permettersi il lusso di scegliersi ruoli in grado di comunicare esigenze etiche e civili, e non solo di svolgere una missione teatrale. «Il film di Faenza - ammette sinceramente Ferrari - non mi entusiasmò. Ricordo Marcello con molto affetto e malinconia, ma ritengo che la storia della trasformazione interiore del giornalista culturale Pereira non fosse adatta al meccanismo cinematografico: il cinema ha bisogno di esterni, dilata gli spazi, produce una miriade di elementi che allontanano lo sguardo dai personaggi».
La messa in scena di Teresa Pedroni si affida invece a pochi, essenziali oggetti, che possono delimitare i confini di un’abitazione, di un bar, della redazione dove Pereira, uomo tranquillo partito con l'intenzione di gestire la pagina culturale di un giornale, si misura con le passioni politiche di una coppia di giovani e con i silenziosi, inesorabili soprusi di una dittatura, quella del Portogallo salazarista. «È quasi inutile far notare quanto, nella realtà di oggi, sia importante il ruolo dell'informazione, del ruolo cruciale che i giornalisti svolgono nella gestione delle notizie - spiega Ferrari - Sostiene Pereira è come un dito puntato contro chi esercita la professione del giornalismo. Più che un rimprovero, un ammonimento: a rispettare sempre la verità».
La storia dell'assonnato Pereira, travolto dagli eventi e condotto a una radicale revisione di sé, ha esercitato su Paolo Ferrari una tentazione irresistibile: «Interpretare Pereira ogni sera induce a porsi continue domande su sé stessi, sui compromessi di cui siamo responsabili nella vita di tutti i giorni. La cosa che più mi ha fatto felice di questo spettacolo è vedere quanti giovani hanno riempito la sala a Firenze e Roma: ho raccolto da parte loro uno straordinario entusiasmo. È anche a loro che questa storia parla».
Sostiene Pereira
Teatro Carcano
Fino all'11 maggio
Per informazioni 02.55181377