Sotto accusa le selezioni di Sanremo

Il carrozzone del festival di Sanremo si sta mettendo in moto. Si oliano gli ingranaggi e si promettono scintille per questa edizione che avrà come Presentantore nientepopodimeno che Giorgio Panariello. Dal 27 febbraio al 4 marzo occhi e riflettori puntati sul palcoscenico dell’Ariston, ma c’è già chi sta mettendo a fuoco alcune situazioni «poco chiare» relative a cantanti & C. Tanto da sottoporre con una interrogazione queste questioni all’esame del ministro delle Comunicazioni con una premessa: «che una televisione che si basa sul canone pagato da tutti i cittadini dovrebbe rispettare alcuni parametri di comportamento». È il senatore Egidio Pedrini che parte dall’inizio, dalla selezione dei cantanti. E ad uno in particolare, al quale sarebbe stata garantita la presenza solo nel caso della partecipazione alla rassegna canora della moglie. Un’altra cantante sarebbe stata esclusa perché non vedente, altri gruppi si sarebbero visti prima ammessi e poi scartati con gravi danni di immagine ed economici
E Pedrini non si ferma. La puzza di bruciato si diffonde anche in relazione ad alcuni figli d’arte che in passato si sarebbero esibiti solo in quanto tali senza che ne seguisse alcun riscontro di successo artistico, musicale ed economico.
Il nocciolo della questione è il settore giovani. «Ogni anno - sostiene il senatore ulivista eletto a Savona - le case discografiche spendono su giovani sconosciuti una marea di euro per provini, servizi fotografici e impostazione della carriera credendo in riconoscimenti futuri, con una cura particolare, quindi, sul futuro del mondo della canzone. Spesso però - è la conclusione amara - pur ottenendo buoni risultati, come alcuni hanno ottenuto, gli stessi si devono scontrare con difficioltà e problematiche che gli organizzatori del Festival rendono insormontabili». Insomma, Pedrini si chiede se non sia giusto dare un futuro a chi lo merita e a chi per questo ha sostenuto grandi sacrifici e soprattutto quali sono i «criteri di comportamento oggettivi di imparzialità sulla cui base hanno operato gli esaminatori, anche per un fatto di credibilità, di rigore e trasparenza dell’azienda Rai». Bella domanda.