Sotto assedio i moderati delle comunità islamiche

Scontri nell’Ucoii. Il giornalista Ahmed Iyaz denuncia pesanti pressioni da parte di Dacia Valent

Gianluigi Nuzzi

Nelle comunità islamiche tira aria pesante. Litigi, denunce, notizie di minacce (poi smentite). Colpa del tentativo di isolare l’ala radicale che i moderati della consulta dell’Islam avevano portato avanti con diverse mosse. A iniziare da quella Carta dei valori da sottoscrivere davanti a Giuliano Amato. Un programma che ha visto prima l’alzata di scudi dell’Ucoii e poi, appunto, l’invelenimento del clima.
Le testimonianze sono a senso unico. Con la moderazione data vuoi dalla prudenza politica. Vuoi dalla paura. È quasi un caso quello di Ahmed Iyaz, scrittore, giornalista, presidente della Comunità degli immigrati pakistani e membro della Consulta islamica. Venerdì IlVelino ha lanciato la notizia che Iyaz ha ricevuto minacce telefoniche dalla europarlamentare di Rifondazione, Dacia Valent, già collezionista di denunce firmate da numerosi arabi moderati. Ora però Ijaz cerca di ridimensionare la vicenda: «Voglio chiudere subito questa storia - afferma - la Valent mi ha chiamato, è vero, dopo tre anni, mi ha detto: “perchè parli male dell’Ucoii? Sbagli” e ancora “Mica vorrai fare parte della squadra di Magdi Allam, vero?”. Ma non mi ha minacciato, questo no». Di intimidazioni parla invece la giornalista Adriana Bolchini Gaigher nelle denunce contro la Valent presentate a più riprese, «a iniziare da quando ha fatto togliere delle vignette satiriche dal mio portale». «C’è una spaccatura sempre più netta tra mondo islamico moderato e l’Uccoi - afferma Abdul Palazzi, direttore dell’istituto culturale della Comunità islamica italiana - ma la presenza di Dachan nella Consulta fa cadere ogni possibilità di dialogo. Capisco che le forze della maggioranza siano vicine all’Ucoii, ma così i moderati fanno marcia indietro». «Ho ricevuto diverse minacce di morte - prosegue - sul sito Indimedia e ho informato la polizia. Ma sono diversi i politici, gli scrittori che subiscono minacce, intimidazioni e tentativi di screditare».
Insomma la rottura tra le due anime, tra falchi e colombe, tra dialogo e radicalismo diventa sempre più insanabile. «Alla riunione della Consulta al ministero - prosegue Ijaz - Nour Dachan, presidente di Uccoi, mi ha dato del “traditore dell’Islam”, urlando, ma io ragiono con la mia testa e non mi faccio intimidire». Di cambio di rotta e paura parla invece Souad Sbai, presidente della Confederazione dei marocchini in Italia e anche lei membro della Consulta: «Quattro consiglieri moderati - spiega - non hanno firmato la richiesta d’incontro urgente con Amato per la Carta dei valori, dopo che erano stati sospesi per un impegno urgente del ministro». Un calo di entusiasmo? «È una scelta che ci ha lasciato perplessi - risponde - forse sono intimoriti. Di certo prima erano più combattivi». «La scelta di questi quattro consiglieri - prosegue Palazzi - come la parziale marcia indietro del rappresentante dei pakistani è comprensibile».
«Le intimidazioni nei confronti di stranieri moderati sortiscono di certo degli effetti. Se si fa avanti qualcuno che millanta subdole amicizie nelle polizie e nei giudici è chiaro che possa impressionare cittadini stranieri. Che ben poco conoscono certi costumi italiaci. Certo che le autorità e i pubblici ministeri dovrebbero intervenire di fronte a queste minacce».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it