«SOTTO CASA», LA SOAP NON CAMBIA STILE

Ogni giorno che Dio manda in terra, sommando gli ascolti di Vivere, Beautiful, Centovetrine e Un posto al sole, punte di diamante del genere soap, si scopre che un esercito di circa dodici milioni di spettatori non accenna a staccarsi da questo tipo di intrattenimento televisivo. È così da anni, tutti i giorni, con monolitica e indefessa costanza certo degna di miglior causa ma significativa di quanto il gusto del pubblico sia lentissimo a cambiare, e una volta conquistato (oggi si dice «fidelizzato») sia quasi sempre in cassaforte. Nulla di sorprendente, di conseguenza, se ora anche la rete ammiraglia della Rai ha voluto tuffarsi nel piatto ricco della soap, dando il via a Sotto casa (dal lunedì al venerdì su Raiuno, ore 14,10), produzione Raifiction di notevole investimento (un anno circa di lavorazione, 190 puntate previste, 50 attori protagonisti, un piccolo esercito di sceneggiatori, musiche affidate a Lucio Dalla). Obiettivo: scardinare la roccaforte di Centovetrine (diretto concorrente per tipologia di fiction e sovrapposizione dell'orario di messa in onda) a colpi di intrecci sentimentali, tradimenti familiari, ricatti usurai, problemi esistenziali, sofferenze adolescenziali, difficoltà finanziarie e ogni genere di inghippi che hanno per protagoniste quattro famiglie di differente ceto e provenienza (dai Ricci immobiliaristi del nord ai Cataldo, ristoratori del sud) e per scenario la piazza di una non precisata città su cui si affaccia un ristorante, un bar, l'ospedale, la chiesa, un minimarket, la scuola. In una tale concentrazione di servizi si dovrebbero incontrare tutti e conseguentemente conoscersi, ma per uno di quei ricorrenti misteri della sceneggiatura delle soap (luogo creativo privilegiato dove sembra permesso ogni genere di licenza) appena il cattivo di turno (lo strozzino interpretato da Fabio Testi) viene investito da un'auto e ricoverato nell'ospedale del quartiere non viene riconosciuto con la spiegazione che «non ha i documenti e non sappiamo chi sia». Sotto casa ha almeno un merito: cerca di procedere con speditezza negli incastri tra i differenti intrecci proposti e non abusa dell'effetto «sguardo fisso», quella caratteristica tipica delle soap per cui, prima di passare da una sequenza temporale a un'altra, la telecamera indugia sull'espressione inamovibile del personaggio appena raggiunto da una notizia inaspettata, o sorpreso dall'aver visto ciò che non doveva vedere. Per il resto siamo nel tran tran confortevole di questo genere di rappresentazione, che è capace di dare al pubblico quello che si aspetta e che sta diventando, in un'epoca di vacche magre, un'occasione di collocamento per attori di tutti i tipi, dai più esperti ai meno smaliziati.