Sotto choc in ospedale il conducente del furgone

Un testimone: l’autista ha inchiodato per la scarsa visibilità causata dalla pioggia

Paola Fucilieri

«Erano molto uniti, sempre insieme, una coppia davvero affiatata, come si può essere soltanto dopo tanti anni di matrimonio - ricorda un vicino -. Quando sono venuto a vivere qui, nel ’92, loro ci abitavano già: sono i più anziani del condominio. Quasi ogni giorno l’unica figlia, una quarantenne che vive con la sua famiglia, li veniva a trovare. Ho visto il telegiornale e non ho fatto caso ai nomi. L’ho saputo solo più tardi che erano loro».
In via Etna 1, alla periferia di Canegrate, c’è una palazzina rosa salmone su tre piani con 27 appartamenti. E al secondo piano, scala C, c’è un’abitazione ormai vuota. È quella dei coniugi Giuseppe Stoppa, 74 anni e Bertina Poli, 75 anni. Morti entrambi, l’altra sera, qualche minuto dopo la mezzanotte, insieme alla cognata di Paderno Dugnano, Giovanna Ferrante, 59 anni. L’autocarro «Volkswagen Sprinter» di un autotrasportatore li ha investiti tutti e tre, uccidendoli sul colpo, mentre attraversavano la strada sulle strisce pedonali, in via Gallarate 411. Erano appena usciti da un ristorante, la «Trattoria Italo Cinese» dove avevano festeggiato il compleanno del signor Stoppa. Era il momento dei saluti, sotto la pioggia insistente. I tre si sono avviati verso l’altro lato della strada per raggiungere le loro auto. Erano preceduti di qualche passo dal nipote di Giovanna Ferrante, Francesco, di 30 anni. Che, all’improvviso, ha sentito una frenata e un forte botto dietro di sé. Quando si è voltato ha potuto solo vedere i suoi parenti a terra, sbalzati via in un attimo dal furgone che, quando ha inchiodato, finendo addirittura di traverso sulla carreggiata, li aveva già falciati.
L’autista dell’autocarro, Francesco S., 57 anni, un padroncino di origini siciliane, residente a Settimo Milanese, quando è sceso dal furgone è quasi impazzito. «Mio Dio! Che cosa ho fatto?». Poi ha impugnato immediatamente il telefonino e ha chiamato il figlio. «Vieni subito! È successo qualcosa di terribile». Qualcuno avrebbe detto che l’uomo era già al telefono, mentre era alla guida, ma la notizia è assolutamente priva di fondamento.
Il poveretto è finito sotto choc al S.Carlo. Dove ancora ieri non riusciva a stare calmo se non sotto sedativi ed era così fuori di sé che nemmeno i vigili del radiomobile - titolari delle indagini sul fatto - sono riusciti a parlargli. «Perché non li ho visti?» ripete l’uomo nel suo letto d’ospedale.
Il suo curriculum viabilistico, peraltro, secondo gli inquirenti, sarebbe ineccepibile: mai incidenti, praticamente nessuna multa o problemi legati alla guida; al momento dell’incidente, inoltre, l’investitore era sobrio o, comunque, non era sotto l’effetto di sostanze che ne potessero alterare la capacità di guidare. Senza tralasciare, infine, che la sua manovra (un attimo prima di investire i tre aveva superato una vettura, ndr) è assolutamente regolare, come assicurano i vigili. Ora, però, è accusato di omicidio colposo plurimo e rischia la sospensione della patente anche per un anno.
Dopo aver compiuto i rilievi la squadra della polizia municipale ha ascoltato anche la testimonianza dell’automobilista che seguiva il furgone e dal quale, appunto, era stato appena superato. L’uomo ha detto di aver visto l’autotrasportatore davanti a sé frenare di botto, fare uno scarto e poi finire con il furgone in posizione trasversale sulla strada. Un ruolo determinante nell’incidente, secondo gli inquirenti, lo hanno giocato sicuramente le condizioni atmosferiche che incidono sulla visibilità dei conducenti e sulla frenata dei veicoli (infatti i vigili, a causa della pioggia, non hanno trovato segni della frenata del furgone). Purtroppo è vero che questa lunghissima strada, che porta da Milano verso Pero e Rho, è nota per investimenti a pedoni, avvenuti anche di recente e causati perlopiù dalla quasi totale assenza di illuminazione in certi punti. Ma stavolta, nel caso in questione, il passaggio pedonale era discretamente illuminato anche perché, dall’altra parte della strada, di fronte al ristorante da dove uscivano i tre investiti, c’è un’area di servizio e ci sono perciò sempre molte luci accese.