Sotto l’albero... le buche. La gimkana dei milanesi nelle strade della città

Il gelo sgretola l'asfalto e la pioggia fa saltare anche le lastre. Aumentano le segnalazioni alla centrale operativa dei ghisa e cresce il rischio di incidenti. I tassisti: &quot;Tra crepe e pavé le vie assomigliano a un groviera&quot;. <a href="/milano/lintervista_4_bruno_simini/27-12-2010/articolo-id=496098-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>L'assessore Simini: &quot;Il rattoppo è un'emergenza, bisogna riasfaltare&quot;</strong></a>

Sono in aumento in questi giorni le chiamate alla centrale operativa dei vigili. Il problema, le segnalazioni e gli incidenti stradali dovuti alle buche nell’asfalto. Il manto stradale cede, si aprono buche più e meno profonde, i masselli del pavè si sollevano costringendo gli automobilisti a funamboliche gimkane nel traffico. Per non parlare dei motocicisti e dei ciclisti che rischiano quotidianamente di venire sbalzati dal loro sellino con gravi, se non gravissime conseguenze. C’è chi buca le gomme, chi storce i cerchioni, chi rompe le sospensioni, chi fa gravi incidenti. Da giovedì a oggi la maggior parte delle telefonate alla polizia locale avevano come motivo proprio le buche nella strade. Lo dicono i vigili, lo confermano dalla centrale operativa: «In questi ultimi giorni - spiegano- abbiamo avuto un’impennata di telefonate e segnalazioni per queste ragioni».
Il motivo? Il gelo delle scorse settimane, la neve e le montagne di sale che sono state sparse per le strade della città. Il sale è una delle sostanze più corrosive per l’asfalto, a questo si deve aggiungere il gelo delle scorse settimane che provoca crepe nell’asfalto. La situazione è resa ancora più grave dalla pioggia che sta cadendo da quattro giorni ininterrottamente e che rende le riparazioni inutili.
Buche o voragini e masselli che sporgono fino a 10 centrimetri si incontrano dappertutto: intorno al cimitero Maggiore, nella zona circostante l’aeroporto, viale Certosa, via Corelli, via Rombon, in viale Umbria, via Donizetti, via Mario Pagano, via Porpora, nei pressi della stazione Centrale, corso Magenta, via Rizzo, viale de Gasperi, largo Greppi, via Ponti, via Binda, viale Cassala, viale Vismara, piazza Caiazzo, tanto per citare alcune vie.
Cittadini, vigili di quartiere, consiglieri comunali muniti, grazie al progetto Ambrogio, del palmare segnalano buche o masselli dissestati allo 020208, che a sua volta gira le emergenze al Nuir, il nucleo intervento rapido. La stessa cosa avviene nel caso di incidenti che accadono al singolo automobilista: il semiasse che si spacca per un lastrone di pavè sporgente, la gomma che scoppia per una buca: in questo caso - il consiglio ai cittadini - è sempre meglio chiamare la polizia locale: verificato il danno all’auto e la sua origine i vigili faranno un verbale che sarà prezioso per chiedere un risarcimento al Comune. Il nucleo intervento rapido arriva quasi immediatamente sul posto per riparare la buca o rimettere il porfido in sede. «Ma le riparazioni non hanno lunga durata - spiegano della centrale operativa - la pioggia battente, infatti, impedisce alla “toppa” di catrame di attecchire, per cui la buca, che è rimasta piena di acqua, dopo 24 ore fa saltare il tappo. Lo stesso discorso vale per il pavé: l’acqua erode la sabbia che tiene fermo il porfido, facendolo sollevare di nuovo dopo pochi giorni».
«Questa città è un groviera - commenta Adriano Biglio, vicepresidente del Satam, il Sindacato Artigiani taxisti di Milano e provincia -: purtroppo la situazione è causata dalle condizioni atmosferiche. La città è disseminata di buche che riempiono di acqua e con il buio sono ancora più difficili da identificare, aumentando la pericolosità. I danni? Si rompono le gomme, si storcono i cerchioni, per non parlare delle sospensioni. Ci sono colleghi che hanno speso anche 4000 euro per essere incappati in una voragine che non avevano visto. Tra buche e pavè andare in giro per la città è un rischio». «E questa sarebbe la Milano dove tutto funziona?» si chiede ironico Roberto Miglio, portavoce del Csa vigili.