Sotto il Monte Bianco c’è una porta sull’Europa

Il tunnel che collega Courmayeur e Chamonix fu concepito già a fine ’700 ma prese il via grazie all’iniziativa privata di un conte nel 1946

Lorenzo Scandroglio

Quella dei tunnel alpini è una realtà che ha trasformato l'economia delle popolazioni locali e le loro abitudini. Non solo. L'economia di interi paesi, basata in gran parte sugli scambi commerciali fra nord e sud Europa, si è modificata in modo tutt'altro che trascurabile con l'apertura dei trafori. Tutto è cominciato con quello del Frejus. Una rivoluzione per i trasporti, per l'economia e, soprattutto, una rivoluzione culturale. Prima di allora le montagne erano attraversate viaggiando su strade scomode, pericolose, lunghe ed estenuanti che percorrevano i più bassi (si fa per dire) passi di montagna. Con questa puntata, dedicata al tunnel del Monte Bianco, iniziamo un breve viaggio fra i più significativi passaggi alpini.
Tra Italia e Francia

Con i suoi 11,6 Km, quello del Monte Bianco è, in ordine di lunghezza, il terzo tunnel stradale alpino, dopo il San Gottardo (16,9 Km) e il Frejus (12,9 Km). Inaugurato il 16 luglio del 1965, interruppe l'isolamento di Courmayeur e contribuì ad incrementare gli scambi commerciali, turistici e culturali non solo con la Francia, ma anche con gran parte dell'Europa settentrionale. Con ricadute positive e negative, a seconda della prospettiva dalla quale si guarda. L'anno prima era stato inaugurato il Gran San Bernardo, lungo esattamente la metà, e due anni dopo sarebbe stata la volta del San Bernardino (6,6 Km), in Svizzera. Seguirono poi, in anni più recenti, il Brennero e i due più lunghi, il Frejus e il San Gottardo.
Fu lo stesso naturalista ginevrino Horace-Bènèdict de Saussure, fra i primi salitori del Monte Bianco nell'agosto del 1786 che, non contento della sola conquista verticale e tormentato dal demone della scoperta scientifica, concepì l'idea di un «passaggio» sotto il Monte Bianco che collegasse le due vallate di Aosta e Chamonix.
Il sogno nobile

In realtà questa idea vedrà una sua prima realizzazione solamente un secolo e mezzo più tardi ad opera di un personaggio quantomeno bizzarro, tale Conte Dino Lora Totino. Chissà se l'estro del nobile piemontese, ingegnere e industriale, ha a che fare con quello dello stravagante poeta e performer torinese Lora Totino? A giudicare dai fatti si può certo parlare di grande affinità elettiva: il nobile Totino, infatti, acquistati due ettari di terreno, cominciò l'opera di escavazione nel maggio 1946, senza autorizzazioni, con scarsissime maestranze e mezzi del tutto inadeguati. Un pazzo, insomma. Genio e sregolatezza. La spinta alla realizzazione del tunnel da parte di Lora Totino proseguì negli anni successivi con il sostegno del progetto a dispetto di infiniti ostacoli e conflitti.
L’incidente del ’99

Alla fine però, nel marzo del 1953, a Parigi venne firmata la convenzione internazionale tra Italia e Francia per la realizzazione e gestione di un tunnel sotto il Monte Bianco. Nel settembre 1957 venne costituita la Società Italiana per Azioni per il Traforo del Monte Bianco e, dopo anni di lavoro e un inevitabile sacrificio di vite umane, nel 1965 cominciarono a transitare le prime automobili. Tutto è filato liscio fino al grave incidente del 1999 che, oltre alle numerose vittime, comportò la chiusura del tunnel.
Tunnel del Monte Bianco congiunge le regioni dell'Alta Savoia (Chamonix) e della Val d'Aosta (Courmayeur). Queste due comunità hanno in comune importanti legami socio-linguistici e il fatto di fondare il loro sviluppo economico su di un turismo legato ad un territorio montano unico al mondo.
Il Tunnel, costituito da un tubo a doppio senso di circolazione, è lungo circa 11.6 Km e largo 8.6 metri, di cui 7 m di carreggiata.
Il controllo dei Tir

A seguito dell’incidente avvenuto nel 1999, è rimasto chiuso per il ripristino e gli opportuni adeguamenti di sicurezza con alcune resistenze, da parte di numerosi cartelli ambientalisti, sull'opportunità di consentire il transito al traffico pesante che, oggi, viene monitorato in modo molto rigoroso. Dal lato francese si accede al tunnel dall'autostrada Blanche poi dalla nazionale 205, la cui pendenza è del 7%. Dal lato italiano l'accesso avviene sull'autostrada A 32 che parte da Torino.
L'ultimo tratto del percorso, che attraversa il territorio di Courmayeur - storica e apprezzata stazione turistica montana - attualmente non è servito da autostrada.
lorenzo.scandroglio@tin.it