Sotto la pioggia i laici annebbiati dalla rabbia

Il corteo formato da seicento persone ha fatto anche fatica a radunarsi: è partito un’ora dopo

(...) dei manifestanti si sono aggregati proprio durante la sfilata, fotografata da Carlo Kaiser, lettore indignato per quanto ha visto.
Un corteo dove Laika, il cane di cartapesta bianco e nero, alto quasi un metro, è diventato inconsapevolmente l'emblema del pride laico; la sosia della cagnetta spaziale sovietica, abbandonando la tradizionale visione che la vuole come simbolo della fedeltà, si è trasformata così nella mascotte della manifestazione voluta dai centri sociali e dalle associazione laiche, atee, omosessuali e femministe, scesi in piazza per urlare tutto il loro dissenso contro Papa Benedetto XVI. «Nessuna sterile contrapposizione alla visita del Papa. Non vogliamo fare ingerenze. Non avrebbe senso», aveva ripetuto qualche giorno fa, Luca Oddone del centro sociale Zapata a nome degli organizzatori.
Eppure la parata, che nelle intenzioni doveva essere almeno colorata e gioiosa - partita da piazza Montano a Sampierdarena, è proseguita per via Cantore, via Buozzi, via Adua, sino in piazza Caricamento - ha avuto invece come unico bersaglio la fede cattolica e il suo massimo rappresentante. Non sono mancati certamente richiami poco lungimiranti nei confronti del capo della Conferenza episcopale italiana (Cei) e del cardinale Tarcisio Bertone.
I manifestanti, membri di una lunghissima lista di associazioni e centri sociali: Zapata, Terra di Nessuno, Laboratorio sociale Buridda, gli universitari di Humpty Dumpty, Rete Laica, Assemblea antifascista, Arcigay, le Ninfe-Arcilesbica, Usciamo dal Silenzio, Città Partecipata, Lila, Linfa e Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti), insieme alle forze politiche di Rifondazione comunista, dei Verdi e della Sinistra Critica, hanno sfilato inneggiando slogan, alzato manifesti e dimostrato un forte senso di inciviltà. L'acronimo Pd (Partito democratico), è diventato così per i manifestanti, una sigla per bestemmiare l'impossibile. Ma anche una maglietta nera indossata dall'eclettico Bob Gallero, musicista genovese, che riproduceva le foto colorate dei cardinali Bagnasco e Bertone, accompagnati da una indicibile offesa contro Dio. Ma non c'è limite al peggio. Soprattutto quando il Santo Padre viene oltraggiato nei peggiori dei modi. Bastava infatti alzare lo sguardo per scorgere un'immagine agghiacciante: la foto di Benedetto XVI accostata a quella di Josef Fritzl l'uomo che in Austria ha segregato in cantina la figlia per 25 anni e dalla quale ha avuto sette figli. E pensare che coloro che hanno manifestato ieri pomeriggio, sono gli stessi che accusano di oscurantismo, intolleranza e di regressione culturale, la Chiesa cattolica. E anche gli stessi che tempo fa hanno giurato di non voler offendere la fede di nessuno in questa manifestazione: insomma, doveva essere «una giornata di contestazione e basta; una mobilitazione per i diritti, le libertà e contro l'integralismo vaticano».
Il tutto, sotto l'occhio vigile dell'esponente della Sinistra critica, Franco Turigliatto, di poliziotti, carabinieri e finanziari e da un'insolita «coda»: gli addetti di un'azienda privata incaricata di cancellare le scritte lasciate dai manifestanti sui muri. Come accaduto ieri mattina in Sopraelevata, chiusa al traffico alle 7 per rimuovere la scritta: «Abbasso il dittatore». Insomma, dietro «i diritti, le libertà e contro l'integralismo», slogan ufficiale del Pride laico, i manifestanti hanno saputo macchiare un evento di grande visibilità nazionale e internazionale quale la visita del Pontefice a Genova.