Sotto la schiuma

The show must go on: il Corriere della Sera andrà in edicola anche se il suo direttore dovesse fuggire alle Mauritius e se i suoi vicedirettori dovessero seguirlo, e lo stesso vale per qualsiasi quotidiano, non parliamo della televisione: non c’è ecatombe che possa fermare il palinsesto, il telegiornale, il talkshow, il contenitore pubblicitario, non c’è indispensabilità umana che possa aver la meglio sulla dittatura della consuetudine. Ed è in questa consuetudine, appunto, che qualsiasi osservatore riterrebbe Dagospia come un elemento stabile del paesaggio, una celebrata istituzione, qualcosa che irrimediabilmente c’è. Fa ancora più impressione, perciò, che Dagospia esista solo grazie alla presenza fisica di Roberto D’Agostino e fa impressione dunque apprendere che quest’uomo, il 24 ottobre scorso, è entrato in ospedale e c’è rimasto per un mese intero: una pleurite piuttosto seria, forse la degenerazione di una polmonite mal curata, sintomi e dolori da non raccontare, un intervento chirurgico non proprio leggero, una convalescenza che te la raccomando. Ma Dagospia non ha smesso di essere in rete e di aggiornarsi di continuo neppure per un minuto, D’Agostino ha lavorato per tutto il tempo con un computer portatile dal letto d'ospedale. The show must go on. E se di tutto questo non se n’è accorto quasi nessuno, è solo perché l'informatissimo Dagospia ha bucato la notizia.