Sotto le unghie il Dna della sua assassina

È arrivato ieri mattina un ulteriore e forse definitivo elemento contro l’ecuadoriana accusata di aver ucciso Franca Monfrini, 81 anni. Le analisi scientifiche infatti hanno accertato come il materiale organico trovato sotto le unghie della vittima appartengano proprio alla sudamericana. Che del resto non dà una versione credibile di cosa abbia fatto in casa dell’anziana: «Non ricordo nulla».
Un delitto rimasto per qualche giorno un mistero, anche perché non era neppure certo fosse davvero un omicidio. La donna era stata trovata senza vita sabato 22 nel suo appartamento al dodicesimo piano di via Borsa 69 in seguito alla segnalazione del nipote del suo secondo marito che non la sentiva da un paio di giorni. Grazie all’intervento dei vigili del fuoco, la polizia riusciva a entrare in casa, trovando la donna, due volte vedova e senza figli, ai piedi del divano, il viso con tracce ematiche sotto gli occhi, appoggiato a un cuscino, macchiato da minuscole goccioline di sangue. Scenario compatibile con una morte naturale ma anche con il delitto. Anche perché non venivano trovate le chiave della signora, e la porta era chiusa a doppia mandata, e dal portafoglio mancavano soldi e bancomat.
Un paio di giorni e arrivano gli esiti dell’autopsia: morta per soffocamento. E contemporaneamente dalla banca notizie di prelievi dal conto corrente della morta. La polizia analizza i fotogrammi delle telecamere in corrispondenza degli istituti di credito e riesce a isolare l’immagine di una giovane donna. La stessa che compare in un filmato mentre sale su un bus in corrispondenza dell’ultimo bancomat effettuato. Agenti si appostano nei pressi della fermata di quella linea fino a quando l’altro giorno viene individuata Alba Sevillano, 27 anni. La donna convive con un italiano i cui genitori abitano in via Borsa 69 e conoscono la Monfrini. Il giorno del delitto la sudamericana ha aiutata la signora a portare su la spesa, l’ha uccisa e quindi ha preso soldi e bancomat. «Non ricordo cosa ho fatto una volta entrata in casa dell’anziana - spiega - e il bancomat l’ho trovato per terra insieme al pin». Una difesa traballante, alla quale danno un colpo mortale le analisi sul Dna ricavato da residui di pelle, esiti di una colluttazione, trovato sotto le unghie della vittima: «piena e totale compatibilità» con il patrimonio genetico dell’arrestata, che avrebbe dunque ucciso la pensionata. Ma quando? Una vicina dice di aver visto l’amica il 21 mattina, mentre il primo prelievo è stato effettuato il 20. Ma a questo punto si tratta di poco più di un dettaglio, il caso è chiuso.