Dal sottotetto spunta il capolavoro

Esposti anche i disegni della scuola di anatomia di Federico Zuccari

Laura Gigliotti

È una Sacra Famiglia di «un pittore fra Raffaello e Giulio Romano» l’unica opera non esposta della Galleria Borghese. «Una tavola in pessime condizioni», dice aprendo lo scaffale per farla vedere Cristina Herrmann Fiore che con l’apertura dei depositi della Borghese, di cui è direttrice insieme a Anna Coliva, vede realizzarsi un sogno durato vent’anni.
Dal 30 novembre, sponsor il Crédit Suisse, è in mostra nel sottotetto della Borghese, la Villa Pinciana concepita dal cardinale Scipione all’inizio del Seicento e realizzata dagli architetti Ponzio e Vasanzio per contenere le sue raccolte d’arte antica e moderna di cui si appropriava con tutti i mezzi, una Galleria secondaria con 263 dipinti, 19 bronzetti, più alcune piccole statue antiche di marmo, un orologio e non pochi capolavori che vanno ad aggiungersi a quelli della Galleria vera e propria.
I locali, restaurati al momento della riapertura della Galleria nel ’97, si prestavano, per cui è stato sufficiente rivestirli con stoffe ignifughe e modificare la disposizione degli spazi per creare delle zone dedicate alle varie scuole per realizzare una specie di Galleria Borghese Due. Vi si accede per ragioni di sicurezza in gruppi di 18 persone al massimo (prenotazione obbligatoria tel. 06-32810), tramite una scala a chiocciola.
Le sale allestite alla maniera delle quadrerie del Seicento, hanno le pareti coperte a vari livelli da quadri ordinati per scuole e tendenze. Dal Rinascimento al Barocco, dalla pittura raffaellesca del primo cinquecento agli artisti di matrice michelangiolesca, alla pittura del Seicento, con esempi della pittura veneta, ferrarese, lombarda e della pittura romana. E con tante Madonne che aspettano di conoscere il loro autore, tante copie come quelle del Correggio che il cardinale non possedeva, dipinti d’incerta attribuzione che dovrebbero stimolare il confronto, il dibattito e la curiosità. Numerosi i dipinti di pregio, alcuni appena restaurati. Fra questi Santa Caterina con angeli che si riteneva una copia dal Parmigianino e che potrebbe essere del Domenichino, una splendida Venere di Baldassarre Peruzzi e Il Cristo portacroce di Sebastiano del Piombo. Il volto della Madonna, molto realistico, dovrebbe essere quello della poetessa amica di Michelangelo Vittoria Colonna.
Nella stessa stanza sul fondo spicca il grande dipinto di Lavinia Fontana comprato, come quello di Sebastiano del Piombo, dallo stesso cardinale Scipione. Uno degli ultimi dell’artista bolognese che rappresenta come Venere Minerva nuda che si sveste delle armi. In un’altra parete, forse di Giovan Battista Carbone, il Ritratto di Marcello Malpigh, l’unico che si conosca del grande scienziato che ha in mano un disegno degli alveoli polmonari che aveva scoperto. E ancora una serie di dipinti dei Bassano Jacopo, Francesco e Leandro, intrigante per il gioco delle attribuzioni, i ferraresi con il Garofalo in testa e Santa Caterina di Alessandria di Dosso Dossi,«un classico caso di studio, c’è chi pensa sia autentica chi una copia».
Al secondo livello si trovano le opere minute, pietre paesine come La presa di Gerusalemme dal Tasso di Antonio Tempesta, alcuni dipinti su rame di Paolo Brill rimontati nel ’700 su bronzo con piccole sculture che forse erano inseriti in qualche mobile, due paesaggi, due ritratti e una natività di scuola fiamminga di Henri met de Bles detto il Civetta, un uccello vermiglio in pietre dure. Quasi una summa di stile è Anatomia di artisti in cui rifacendosi alle Vite del Vasari Federico Zuccari mostra come le varie scuole fiorentina, romana e veneziana, di Raffaello, Michelangelo e Tiziano studiassero l’anatomia. Di Johann Vilhelm Bauher due piccole tempere su pergamena del Campidoglio e Piazza Colonna testimoniano il colore chiaro delle facciate di Roma nel ’600, «moderno all’antica» come l'architettura romana in marmo e in marmorino.
Galleria Borghese, piazzale Scipione Borghese 3. Dal 30 novembre tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 10 alle 19.