South Carolina, Gingrich domina il dibattito. Romney in difficoltà sulle tasse

Nel dibattito svoltosi a Charleston trasmesso dalla Cnn Gingrich risponde alle accuse dell'ex moglie: "La storia è falsa e lo dimostrerò. Ma è spregevole iniziare il dibattito in questo modo". Romney incalzato perché non pubblica la dichiarazione dei redditi. Il moderatore gli chiede: "Lo farà?". E lui: "Forse". Fischi dalla platea. Intanto gli ultimi sondaggi registrano che in South Carolina è testa a testa fra Gingrich e Romney

Alla vigilia del voto in South Carolina i quattro candidati per la nomination repubblicana si sono incontrati a Charleston per un dibattito trasmesso in diretta tv dalla Cnn. Newt Gingrich, che nell'ultraconservatore "Stato del palmetto" si gioca il tutto per tutto, è parso agguerrito e determinato. Romney, invece, in un paio di occasioni ha dato l'impressione di essere poco convincente. In certi momenti addirittura imbarazzante. Soprattutto sul tema caldo di questi ultimi giorni, quello relativo alle tasse, le sue tasse. Ha ammesso, infatti, di non aver ancora deciso quando renderà pubblica la propria dichiarazione dei redditi. Di certo questa mancata trasparenza non gli fa guadagnare punti. La platea presente in sala ha mormorato e lo ha fischiato.

Il protagonista assoluto del dibattito è stato Gingrich. Lo ha fatto capire subito, respingendo con sdegno le imbarazzanti accuse rivoltegli dalla sua seconda moglie, Marianne, che in un'intervista alla Abc ha detto che il marito gli aveva proposto un "matrimonio aperto": lui, lei e Callista.  ha fatto capire di essere in grande forma, volgendo a suo favore una situazione a dir poco imbarazzante. John King, il moderatore della serata, visto che tutti in America non parlavano d'altro ha iniziato il dibattito chiedendo un commento a Gingrich. Lui è partito in quarta: "Non voglio, ma lo farò. Sono allibito dal fatto che la Cnn inizi un dibattito presidenziale con questa robaccia. Parlare di un'intervista di questo tipo a due giorni da un voto così importante è un fatto spregevole. La storia è falsa e lo dimostrerò. Sono stanco di questo tipo di media di elite che proteggono Barack Obama, attaccando noi repubblicani".
Questo affondo ha elettrizzato il pubblico e Gingrich, per tutta la serata, è stato abilissimo, con la sua raffinata retorica, a infiammare l'elettorato conservatore del Sud. E gli ultimi sondaggi sembrano premiarlo: ormai in South Carolina è testa a testa tra lui e Romney.

Romney in difficoltà sulle tasse

Romney ha un patrimonio pari a circa 250 milioni di dollari, diversi dei quali investiti in fondi su cui paga - come prevede la legge - il 15% di tasse. Ma non vuole saperne di pubblicare la propria dichiarazione dei redditi, come richiesto dai suoi avversari e dalla Casa Bianca. Perché? Lui risponde così: "Voglio essere sicuro di battere il presidente Obama e se noi pubblichiamo le cose un po' alla volta i democratici ci vanno dietro con un'altra ondata di attacchi - ha detto - come ho fatto in passato se sarò il canddiato allora pubblicherò tutto insieme e potremo discutere". Il moderatore lo ha incalzato ancora, ricordandogli che fu proprio suo padre George, governatore del Michigan, a presentare per primo, quando si candidò alla presidenza nel 1968, le dichiarazioni dei redditi non di un anno, ma di 12 anni. "Seguirà l'esempio di suo padre?", ha chiesto King, e Romney ha risposto così: "Forse". E giù fischi dalla platea.

Quei soldi nel paradiso fiscale

Alcuni giorni fa è uscita la notizia dei fondi di investimento all'estero che sia Romney che la sua ex società, la Bain Capital, hanno alle isole Cayman. Romney non accetta, però, di essere messo in croce e ribadisce: "Pago tutte le tasse dovute, sono molto onesto e pago molte tasse". In America, del resto, gli investitori finanziari sono tassati con un'aliquota del 15% (abbassata da George W. Bush, prima infatti era al 28%). Tutto secondo quanto stabilito dalla legge, dunque, nessun inghippo. Anche se un lavoratore americano paga, in media, almeno il doppio di tasse. Ma questo è un altro discorso... Romney dice la sua: "Non mi scuserò per aver avuto successo, non ho ereditato dai mei genitori, quello che ho l'ho guadagnato onestamente, lavorando sodo. È l'american way". In effetti è proprio così. Ed è veramente strano, per non dire incomprensibile, che l'attacco sull'argomento tasse gli arrivi, oltre che dallo staff di Obama, anche dai repubblicani.