Una sovrana troppo simile a Lady Diana

Sofia Coppola ha girato scene di prigionia ed esecuzione per «Maria Antonietta»? Se sì, le ha eliminate dall’edizione del film in concorso ieri al Festival di Cannes temendo un finale troppo triste o di urtare le jacobin Jacob, presidente del Festival, che cala la mannaia dell’esclusione sui film dove la mannaia della rivoluzione cala su colli aristocratici. Un film deve infatti avere al centro un personaggio affascinante e Maria Antonietta era all’altezza del ruolo, per bell’aspetto e per brutta fine: uccisa da giovane come Lady Diana dopo essere stata regina immatura e irrequieta.
Questa scelta si capisce dell’assimilazione fra Maria Antonietta e Lady Diana: il grosso del pubblico dei cinema negli Stati Uniti ha meno di vent’anni e ricordi in proporzione all’età, dunque stenta perfino a ricordare Lady Diana, morta anche lei a Parigi. Si capisce anche la Coppola adotti il rock come colonna sonora (stile Il destino di un cavaliere) per saldare passato e presente.
Oltre a quel che deriva da ragioni di opportunità, in Maria Antonietta c’è quel che deriva da ragioni di grossolanità, come il fraintendimento dello spirito dei tempi - fine XVIII secolo - che permea tutto il film. La costante derisione dell’aristocrazia è più sciocca di quella nella quale incorse Bertrand Tavernier in Che la festa cominci. Nella reggia di Versailles il centralismo regale concentrava l’alta aristocrazia per controllarla, non per favorirla, ma anche in cattività i più bei nomi di Francia non erano un’accolita di invertebrati dai titoli ridondanti e di scostumate in costumi sfarzosi. Luigi XVI era un debole, dice la storia, ma la Coppola impone a Jason Schwartzman di farne una macchietta; e Luigi XV era rude, ma la Coppola impone a Rip Torn di farne un mandriano, più che un sovrano. Solo Kirsten Dunst è credibile nel ruolo di Maria Antonietta. Movente di questa scelta - alla quale non deve essere estraneo Francis Ford Coppola, produttore del film e padre della regista - divertire il pubblico anglosassone. In effetti quello americano riderà, perché odia i re, ma gli Stati Uniti sono nati coi soldi e coi soldati della Francia di Luigi XVI, non - come Hollywood fa credere - con le gesta di patrioti alla maniera di quelli impersonati da Mel Gibson; riderà anche il pubblico britannico, perché odia i re non britannici e ignora il ruolo della sovversione britannica contro la monarchia francese per vendicare la perdita delle colonie ribelli di George Washington. Ma la stampa ieri ha ululato contro Maria Antonietta perché ne ha avvertito le ambizioni commerciali. Che rendevano adatto il film per la chiusura, quando c’è l’aria serena del ritorno a casa e al poter dormire nel letto (di casa), anziché sulla poltrona (del cinema). Ma si poteva liquidare così la famiglia Coppola, con Francis Ford consacrato proprio dal Festival nel 1979 per Apocalypse Now e qui riconsacrato nel 2001 per Apocalypse Now Redux?