Il Sovrintendente ha fatto bene, va cambiato

(...) Il pubblico è esasperato, e lo siamo pure noi, però gli va spiegata la realtà effettuale, senza isterismi o facili e demagogiche interpretazioni di comodo. In verità questa triste storia inizia fin da subito, dalla realizzazione un po' troppo megalomane della nuova costruzione negli anni '80, ma divampa alla fine degli anni '90, quando in tutta Italia i Teatri, da enti autonomi, si trasformano in fondazioni di diritto privato.
Con la presidenza del Sindaco Pericu il passivo del Carlo Felice raggiunge 12,5 milioni di euro, malgrado gli sforzi del Comune per ripianare gli esercizi in disavanzo. Inoltre si registra un fatto clamoroso: il fallimento del fondo integrativo aziendale, nel quale i lavoratori sono stati obbligati per anni a versare parte dei loro emolumenti. Nel 2003 viene nominato l'attuale sovrintendente Gennaro Di Benedetto, un manager deciso e rigoroso, che presenta i primi due esercizi di bilancio in pareggio. Poi però il disavanzo esplode nuovamente, nonostante le retribuzioni dei dipendenti siano ferme da anni, e nel giro di poco tempo si deteriorano i rapporti tra lavoratori e sovrintendente. Nel 2006, alla scadenza del primo mandato triennale del sovrintendente, duecentotrenta lavoratori scrivono al Sindaco uscente per chiedergli di non riconfermare Di Benedetto alla guida del Teatro. Pericu ignora la richiesta e promette la realizzazione di un piano di risanamento economico, ma poiché il Sindaco si trova a fine corsa tutto ciò viene lasciato in eredità al nuovo Sindaco. Marta Vincenzi, in occasione di una «prima» saltata per lo sciopero di alcune sigle autonome, promette di intraprendere in tempi brevi un autentico rilancio del Teatro e si impegna a risolvere una volta per tutte la questione del fondo integrativo. Il resto è storia di questi giorni.
Non ritenendo adeguate alle enunciazioni le azioni del Sindaco Vincenzi, i lavoratori continuano a scioperare. Non ci permettiamo di offrire soluzioni che non ci competono, ma ci pareva doveroso informare la cittadinanza che non siamo di fronte a dei professionisti impazziti all'improvviso. Una piccola considerazione però vorremmo esplicitarla: senza entrare nel merito di chi abbia torto o ragione, visto il perdurare dello scontro frontale e, pare, insanabile tra lavoratori e sovrintendente, occorre che una delle due parti venga sostituita. Nel calcio, di norma, si cambia l'allenatore e non tutti i giocatori. Ciò non significa che l'allenatore sia scadente. Anzi, magari cambia squadra e vince lo scudetto.
Alle corte: questa partita è troppo importante perché si possa continuare a temporeggiare. Quando in un matrimonio la frattura è insanabile ci si separa in modo civile. Confidiamo che il Sindaco Vincenzi saprà risolvere questa intricata questione con l'aiuto di tutte le forze politiche e degli attori principali di questa partita. Una partita nella quale, lo ribadiamo, non ci saranno vincitori e vinti. Abbiamo già perso un po' tutti. Proprio per questo motivo esprimiamo in due, appartenenti a forze politiche diverse, questa perorazione in favore del Teatro dell'opera: qui si tratta di comprendere, non di demonizzare.
(Forza Italia) vicepresidente

Consiglio comunale di Genova
Nicolò Scialfa
(Unione a Sinistra) vicepresidente

Consiglio comunale di Genova