S&P: Ecco perché la «pagella» italiana non sarà negativa

Nelle ultime settimane, le principali agenzie internazionali di rating hanno peggiorato il giudizio sulla stabilità dei Paesi del Sud Europa, Italia esclusa. Il nostro Paese mantiene le posizioni e appare meglio attrezzato di altri a resistere ai venti di crisi. Maria Pierdicchi è la nuova responsabile per il Sud Europa di Standard & Poor’s. Come valuta la situazione nell’area, e in Italia?
«Dal punto di vista economico, il Sud dell’Europa sta soffrendo, come tutti i paesi, e continuerà a soffrire per l’intero 2009, ma con alcune diversità da Paese a Paese. Fra le nostre recenti azioni sui rating - ne abbiamo attuate complessivamente venti a livello mondiale, e in particolare in Europa nelle ultime settimane - ci sono gli abbassamenti per Spagna, Grecia e Portogallo, e un mutamento di prospettiva («negativa») per l’Irlanda. Abbiamo invece confermato la nostra valutazione sull’Italia».
Per quali motivi?
«La valutazione di "A+ stabile" è rimasta uguale a prima, e riflette sia la forza che la debolezza dell’Italia: la forza è nell’economia relativamente prospera e diversificata, la debolezza resta nell’elevato indebitamento pubblico che la colloca ai primi posti tra i paesi più indebitati. È chiaro che nell’attuale contesto di recessione che stiamo attraversando la spesa non potrà diminuire e resterà elevata. Tuttavia, deficit di questa ampiezza potrebbero,a nostro avviso, spingere il governo ad affrontare i problemi strutturali dell’economia nel settore delle infrastrutture, del mercato del lavoro e nel settore pubblico. Altri Paesi soffrono più dell’Italia: ad esempio la Spagna, colpita dalla bolla immobiliare e da una disoccupazione che potrebbe arrivare al 15%. Grecia e Portogallo hanno economie meno forti e poco diversificate. Inoltre, al contrario dell’Italia, dipendono dall’estero per il finanziamento del debito pubblico. La nostra previsione è di un -1,8% nel Pil europeo 2009, con picchi negativi in Gran Bretagna e Irlanda. Per Spagna e Italia prevediamo un -2%».
In questo quadro, come giudicate la manovra anticrisi in corso d’attuazione in Italia? È timida, come alcuni accusano, o semplicemente prudente?
«Di solito non commentiamo le specifiche manovre. Ma qualsiasi manovra volta a ridare fiducia ai mercati e fornire liquidità al sistema è ben accetta. Riteniamo poi che il costo delle misure messe in atto per le banche non sarà elevato perchè, rispetto agli altri Paesi, in Italia il settore bancario è stato meno intaccato dalla crisi, ed ha dimostrato minori esigenze di ricapitalizzazione. Nel complesso la manovra è prudente, e tiene conto delle variabili critiche: spesa pubblica e indebitamento».
Quali previsioni fate per l’uscita dalla crisi economica e finanziaria?
«Il 2009 sarà un anno di recessione, ma non pensiamo che sia in vista una depressione prolungata. Pensiamo che per fine anno ci saranno i primi segnali di ripresa, anche grazie alle politiche fiscali messe in atto dai governi. Per quanto riguarda la finanza, pensiamo che emergeranno strumenti più semplici, e una maggiore regolamentazione a livello globale. Dopo il 2009 potrebbe giungere la svolta, forse negli Usa prima che in Europa. Insomma, non siamo troppo negativi: bisognerà vedere come risponderanno i consumatori agli stimoli fiscali».
E in Italia come andrà?
«Il sistema bancario ha subito un impatto limitato. Ma anche l’indebitamento delle famiglie è piuttosto basso, ed è un dato positivo perché limita la pericolosità della situazione. In Italia si risparmia molto, e questo ci protegge, e alcuni settori industriali orientati all’export reggono bene: ancora una volta le forze bilanciano le debolezze».
Vede difficoltà nel collocamento dei titoli di Stato?
«No, i titoli di Stato italiani sono sempre molto richiesti, rappresentano un rifugio sicuro per chi non vuole correre rischi. Certo, quest’anno ci sarà un’offerta di titoli molto elevata in Europa e negli Usa, ma il collocamento dei titoli italiani non rappresenta un problema, del resto i bond pubblici in euro sono sempre più presenti nei portafogli internazionali».
Come giudica la proposta di lanciare degli Eurobond? E come valuta la politica monetaria della Bce?
«Non ci sono ancora elementi precisi per una valutazione, ma qualsiasi proposta che facilità il funding delle banche e una maggiore liquidità è benvenuta. La Bce si è mossa dopo la Fed, in termini temporali, ma nella direzione giusta. Prevediamo che continuerà a ridurre i tassi, giungendo all’1% nel secondo semestre di quest’anno».