Spa comunali per controllare la città

Massimo Malpica

I segnali si moltiplicano, l’allarme non arriva solo dall’opposizione. Non è più una sensazione esclusiva di chi è fuori dal governo cittadino che la gestione del potere a Roma sia sempre più concentrata in poche mani. Lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate lunedì dal segretario romano del Prc, Massimiliano Smeriglio: secondo lui la capitale è governata da una triade composta dal sindaco Veltroni insieme al «guru» diessino Bettini e al presidente della camera di commercio Mondello. I dubbi espressi dal deputato di Prc affrontando la «questione romana», ieri sono stati rilanciati dai consiglieri comunali dell’Udeur Gianfranco Zambelli e Marco Verzaschi, che hanno chiesto un «immediato confronto» tra le forze del centrosinistra e, eventualmente, una verifica interna alla maggioranza, poiché «le decisioni più importanti vengono prese al di fuori dei luoghi deputati, primo fra tutti il Consiglio Comunale».
La questione dei poteri sbilanciati torna in un’altra prospettiva nell’interrogazione del consigliere comunale di An Marco Visconti. Che punta il dito su un’altra anomalia dell’amministrazione cittadina: la giunta grazie alle spa comunali, secondo Visconti, si è assicurata «un controllo assoluto su tutti i settori più importanti della città con le aziende del gruppo Comune di Roma». L’ex presidente del XIX municipio evoca spartizioni da manuale Cencelli. «Ogni azienda - osserva - ha nel cda referenti dei partiti di maggioranza in Campidoglio, quando non addirittura ex dirigenti dei principali sindacati». C’è spazio anche per l’opposizione, ma solo «in alcune aziende» mentre quelle più importanti sono appannaggio dei partiti che sostengono la giunta. «Queste società - prosegue Visconti nel suo j’accuse - sono al di sopra di tutto e tutti, e stanno occupando in modo sistematico tutti i settori vitali della città»: dalla pulizia delle scuole, dei musei e degli ospedali alla gestione del personale scolastico, dalla manutenzione edile alla vendita di immobili, dalla cura dei parchi alla gestione e organizzazione di eventi culturali. E poi decoro urbano, arredi scolastici, pulizia dei muri, gestione dei musei, «e chi più ne ha più ne metta», sospira Visconti. Per l’esponente di An, la creazione di queste holding permette al Campidoglio non solo di risparmiare sul costo del lavoro, ma assicura due altri risultati: garantire «nella stragrande maggioranza dei casi che il personale venga assunto in modo clientelare quasi tutto senza concorsi», e «affidare la maggior parte dei servizi in house, cioè senza bandire gare e solo attraverso affidamenti diretti».
Un sistema che, tra gli effetti distorsivi del mercato, rischia di soffocare «le piccole aziende che sono il motore trainante dell’economia della città, e che non essendoci più bandi di gara sono costrette o a far ricorso a subappalti o a dover chiudere», insiste Visconti. Ricordando che persino il predecessore di Veltroni, Francesco Rutelli, «si è accorto di questo modus operandi clientelare e poco trasparente», proponendo in un’intervista di cambiare registro, introducendo «il principio generale dell’affidamento del servizio mediante gara pubblica al fine di garantire la capacità e la professionalità del soggetto erogatore del servizio». Visconti chiude rimarcando come i contratti atipici utilizzati nelle spa capitoline «diminuiscano le garanzie per i lavoratori e riducano l’efficienza dei servizi al cittadino», e chiede lumi sulle «modalità di reperimento» del personale delle aziende partecipate dal comune e sul motivo per cui «si fa sempre più ricorso al metodo dell’affidamento diretto invece che ai bandi di gara».