«UNO SPACCATO DISGUSTOSO»

C’è, a mio parere, una cosa peggiore delle presunte mazzette sulle mense. Ed è quella di vedere lo scaricabarile di molti esponenti del Pd nei confronti dei compagni di partito coinvolti. Così ci si pulisce la coscienza.
Non riesco a trovare le parole per definire chi oggi finge di non conoscere Stefano Francesca, dopo che è stato l’ombra del sindaco e il sindaco-ombra (sul serio, non come il governo di Veltroni) di Marta Vincenzi. E lo è stato perchè - al di là di quello che può aver detto e fatto, per cui sarà giustamente giudicato penalmente dalla magistratura ed eticamente dai cittadini - aveva una marcia in più nell’elaborazione e nelle idee rispetto a tanti suoi compagni di partito. Oddio, non è che ci volesse molto ad avere una marcia in più rispetto alla maggior parte della classe dirigente del centrosinistra a Genova. Però, è un fatto. Così come è un fatto che, se ha rubato o ha provato a farlo, deve stare in galera. In uno Stato di diritto, funziona così.
Ecco, invece, ora siamo al «Francesca, chi era costui?». E questo è - a mio parere, ci mancherebbe - francamente rivoltante. Cito fior da fiore delle dichiarazioni dei vertici del Pd, attingendo dall’attendibilissimo Raffaele Niri (incolpevole dei virgolettati, per carità) su La Repubblica-Il lavoro: «Lo spaccato che emerge è disgustoso, miserevole», (...)