Spacciò 300 volte, ma Azouz torna in Tunisia

Azouz Marzouk se ne andrà dall’Italia. Basta col suo passato tragico, con gli errori, soprattutto con il fallimento di quella nuova vita che avrebbe voluto ricostruirsi dopo la tragedia. Lui, bello e dannato, vittima ma al tempo stesso colpevole, si arrende. E accetta la proposta di essere espulso dall’Italia nel computo della pena che, a fine settembre, andrà a patteggiare davanti al gup di Como, Luciano Storaci: deve rispondere di oltre 300 episodi di spaccio di sostanze stupefacenti che gli sono contestati dal sostituto procuratore Massimo Astori. Gli potrebbero essere inflitti tredici o al massimo 14 mesi di reclusione.
«L’Italia non solo mi ha dato poco, ma mi ha tolto tutto quello che avevo. Per questo torno in Tunisia», fa sapere oggi per bocca del suo avvocato Roberto Tropenscovino.
Moglie, figlioletto, suocera (senza dimenticare la vicina di casa) massacrati nella strage di Erba, mentre lui si trovava in patria, dopo essere appena uscito di galera. All’inizio fu sospettato, ma lo stesso suocero che non lo aveva mai amato lo scagionò: «Non può essere stato lui, in questi giorni si trova nel suo Paese», spiegò ai carabinieri.
La storia è nota. Qualche settimana più tardi in cella finirono Rosa e Olindo, lo spazzino e la casalinga che odiavano Azouz e famiglia. Poi, per lui, una squarcio di improvvisa notorietà. Interviste, apparizioni tv, comparsate sulle passerelle dei vip. Sperò di poter entrare nel mondo cangiante e cannibale dello spettacolo l’ingenuo Azouz. Si illuse e venne usato. Ebbe i suoi 15 minuti di notorietà, macabra, infine si ricacciò nella polvere. Solo e di nuovo «cattivo».
Era lo scorso dicembre quando si ritrovò ancora le manette ai polsi. Spaccio di stupefacenti, l’accusa.
«Con 14 mesi e l’espulsione, a causa della Bossi-Fini - spiega il suo legale - si chiuderà il caso. Ma Azouz ha deciso di lasciare il nostro Paese volontariamente, prima di attendere le decisioni altrui e senza il desiderio di sfruttare le eventuali falle della burocrazia. Mi ha colto di sorpresa con la sua risolutezza, ma lo comprendo. La sua presenza in Italia è sempre stata considerata scomoda, vuol tornare a casa sua e riflettere su quanto gli è capitato, con calma».
«È stato completamente abbandonato da tutti. Per il fatto di essere extracomunitario viene giudicato più per i reati di cui è accusato che per quello di essere vittima di una strage». Il processo per la tragedia di Erba, di cui sono accusati i coniugi Olindo e Rosa Romano, riprenderà a novembre. Complessivamente a Marzouk si contestano 316 episodi di spaccio, in particolare cocaina, compiuti fino a pochi giorni prima dell’arresto.
«Sicuramente Azouz ha sbagliato e per questo pagherà il conto alla giustizia - sottolinea Tropenscovino ma resta pur sempre un bravo quanto sfortunato ragazzo». Lo rivedremo, però, Marzouk. Stavolta in veste di accusatore. Sarà presente alla lettura della sentenza della Corte d’Assise nei confronti dei coniugi Romano accusati del massacro di Erba: «Chiederemo le necessarie autorizzazioni per consentirgli un temporaneo rientro in Italia».