Spacciatori di illusioni genoane

(...) quotidiani nazionali che non hanno mai nascosto la verità, anche quella più amara. Anche a costo, come è successo pure a noi, di perdere qualche lettore che voleva solo sentirsi dare notizie positive. Anche quando erano palesemente infondate. Per la cronaca, poi, quei lettori sono tornati quasi tutti a casa. Non sarebbero stati lettori del Giornale, del resto. E, se qualcuno ha scelto altre strade, è stato rimpiazzato da nuovi graditissimi ingressi che coccoliamo ogni giorno, insieme a quelli vecchi.
Detto questo, credo che chi fa informazione abbia molte responsabilità in più rispetto a chi parla di sport al bar. Perchè, spesso, chi parla di sport al bar si basa su quello che ha letto sui giornali. E, a furia di creare finte illusioni, la corda si tira, si tira e poi si spezza. Fino agli scontri e ai giorni dell’ira.
Ecco, proprio per questo, penso sia il caso di raccontare bene cosa sta succedendo attorno al Genoa, anche a costo di scontentare il nostro lettore. L’unica vera notizia, l’unico vero fatto che potrebbe ribaltare tutto il processo è stato anticipato dal nostro Diego Pistacchi - vero cane da tartufo delle notizie, che appena sente profumo di rossoblù parte immediatamente in caccia - mesi fa. Per la precisione, il giorno dell’arresto di Preziosi. Diego rivelò sul Giornale che il file del dispositivo della sentenza del processo d’appello sportivo al Genoa era stato scritto due giorni prima del processo stesso. Prima, non dopo! Un vero e proprio scandalo. Qualcuno ironizzò sulle sue capacità di hacker, qualche portavoce della Federazione minimizzò spiegando che, forse, i giudici si erano portati avanti, aprendo in anticipo i file. Ma i fatti hanno dimostrato che questa è la madre di tutte le notizie.
Poi, sempre per essere corretti, Vincenzo Curia - decano dei cronisti giudiziari, gemello siamese del nostro barone Piero Pizzillo, che è praticamente una delle colonne portanti dell’atrio del Palazzo di Giustizia genovese - aggiunse un particolare qualche settimana dopo su La Repubblica-Il lavoro: la Procura aveva affidato alla Microsoft una perizia su quei file incautamente maneggiati. E così la sorte giudiziaria del Genoa è passata, in qualche modo, nelle mani di Bill Gates.
Ecco, questi sono i fatti. Poi, le stesse due notizie sono state cucinate e riproposte in mille modi. Ma, cambiando l’ordine degli interventi, il risultato non cambia: lo scandalo resta, ma non è che scrivendo la stessa storia cento volte il Genoa ha qualche possibilità in più di spuntarla. Insomma, noi giornalisti dobbiamo stare attenti a non creare finte illusioni. Nè dobbiamo aver paura a censurare gli errori di alcuni legali rossoblù (Alfredo Biondi, stavolta, è innocente) che, nei loro continui ricorsi, hanno sbagliato. E molto.
Non dire questo e prendersela solo con le schifezze del processo (che ci sono e sono tali), non fa onore all’intelligenza di nessuno. Così come non fa onore riproporre sempre la stessa minestra spacciandola per nuova. Alla fine, lascia in bocca un gusto cattivo.