Spacciavano 50 chili di coca al mese per fare la bella vita

Arrestati 42 giovani insospettabili italiani che gestivano un traffico di droga proveniente dal Sudamerica Il titolare di un solarium era il boss

Dal 2000 fino a pochi giorni fa hanno movimentato a Milano e provincia almeno 50 chili di cocaina al mese. «Ma il denaro che hanno guadagnato, quello che non hanno sperperato qui a Milano dandosi alla bella vita tra macchinoni e locali alla moda, non lo troveremo mai: lo avranno nascosto in qualche conto all’estero» ammettono a malincuore gli investigatori della sezione narcotici della squadra mobile. Che, dopo circa due anni e mezzo di indagini, sono riusciti a smantellare un’organizzazione di 42 giovani trafficanti di droga che vendevano cocaina di buona qualità (con un principio attivo compreso tra il 70 e l’80 per cento) proveniente dal Sudamerica (Perù e Bolivia) via Spagna, a sequestrare in tutto 80 chili di cocaina e 60 di hashish. «Ragazzi palestrati, eleganti, che viaggiavano a bordo di fuoristrada di lusso, come l’Audi Q7 e si celavano dietro attività ufficiali molto comuni, come gestori di negozi, meccanici, artigiani, camerieri, agenti di commercio» spiega il vicequestore aggiunto Fabio Bernardi, dirigente della Narcotici, che ha operato insieme al pm Piero Basilone.
Capo dell’organizzazione, infatti, è Davide Draghi, detto «Dada» un 33enne titolare del «Sun Paradise», un solarium di via Bergognone. Insieme a lui, a gestire le fila del traffico della cocaina a Milano, l’unico straniero del gruppo, il rumeno «Gabri» Gabriel Gheorghiu, 37 anni che, insieme alla moglie Anna Petito (una 36enne, sola donna tra gli arrestati) gestiva un supermarket di prodotti dell’Est Europa in zona Porta Genova. Erano loro a trattare direttamente con il trafficante di droga campano Luigi Rigolone, 40enne figlio d’arte: il padre è stato arrestato a gennaio, sempre dagli uomini della Narcotici di Milano, per spaccio.
«Rigolone arrivava a Milano e alloggiava in un appartamento di via Watt (alla Barona) messogli a disposizione dell’organizzazione che era piuttosto forte economicamente e disponeva di una serie di basi logistiche» spiega Bernardi. Come il deposito di via Marescalchi, ad esempio, dove ieri mattina sono stati rinvenuti 10 chili di cocaina, ma anche un ufficio in via Rimini e una carrozzeria in via Guido da Velate. Da lì la cocaina, acquistata a un prezzo che gli investigatori definiscono «vantaggioso» - 32-33 mila euro al chilo - veniva rivenduta attraverso una fitta rete di distribuzione, a 42-45mila euro al chilo.