Per spaccio personale

Mentre i parlamentari fanno e disfano leggi sulla droga, i magistrati e i poliziotti ne applicano altre. Lo dimostra anche la storia raccontata ieri da Stefano Zurlo: un banchiere popolare di Milano, un professorone cattolico famoso e ultrasettantenne, è stato fermato con 8 grammi di cocaina in tasca e presto rilasciato perché i magistrati hanno stabilito che era per uso personale. Ora: a parte che 8 grammi bastano per un festino, e a parte che il professore ha raccontato di averne comprati altri 50 solo quest'anno, i limiti imposti dalla legge Fini-Giovanardi parrebbero chiari: l'uso personale è previsto sotto 1,6 grammi lordi, e se ne hai di più ti arrestano. Perché non l'hanno arrestato? Perché la legge, risposta, prevede altri criteri di giudizio che da secondari possono diventare primari: tra questi c'è l'improbabilità che un distinto signore come quello fosse uno spacciatore. Nei fatti è classismo, ma è anche la dimostrazione che i limiti di legge si possono tranquillamente superare anche di cinque volte. È la dimostrazione soprattutto di quello che gli addetti ai lavori ben sanno: che in Italia, per certe leggi, è come se avessimo un federalismo all'americana: a Milano con due grammi ti lasciano andare, in Molise o in Valle d’Aosta finisci dentro, a Napoli eccetera. La sinistra temeva che le galere si riempissero di adolescenti spinellari, ma non è successo. La destra auspicava che le galere si riempissero di spacciatori, ma non è successo. Niente, è successo.