Dalla Spagna all’Iran D’Alema colleziona nuove gaffe mondiali

Il ministro degli Esteri riabilita i terroristi dell’Eta e fa infuriare Madrid. Poi rompe il fronte della fermezza con Teheran: «Ha diritto al nucleare». Monito alla Siria: «Se riarma Hezbollah, reagiremo»

Fabrizio de Feo

da Roma

Ci risiamo. Che sia disordine o caos organizzato non è dato sapere. Quel che è certo è che Massimo D’Alema sta ormai sviluppando una vera e propria predisposizione, se non un talento, per le gaffes internazionali. Chi non ricorda la ormai famosa passeggiata sottobraccio con il deputato degli Hezbollah Hussein Haji Hassan a Beirut? «Il ministro degli Esteri va incredibilmente a braccetto con un ministro che rappresenta un’organizzazione nemica della pace e non solo di Israele» commentò allora il portavoce e vicepresidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici. Questa volta il fronte dell’incidente diplomatico è soprattutto quello spagnolo, anche se non mancano perplessità per il via libera all’uso del nucleare per scopi civili da parte dell’Iran.
La prima scintilla viene accesa due giorni fa in una intervista al Corriere. Il nostro vicepremier sottolinea come Hamas e Hezbollah abbiano anche «snodi politici che si occupano di assistenza». Una considerazione accompagnata da una postilla: «L’Ira e l’Eta da gruppi terroristici sono diventati movimenti politici. Dobbiamo incoraggiare questa metamorfosi in Medio Oriente». Le reazioni da Madrid non mancano. Il segretario del Partito popolare europeo, Antonio Lopez Isturiz, ricorda che l’Eta «è un movimento terroristico». E la stampa spagnola definisce «più che sfortunate» le dichiarazioni del ministro degli Esteri aggiungendo che il successivo «chiarimento» arrivato in serata da parte della Farnesina sarebbe stato «frutto» di una pressione in tal senso esercitata dall’ambasciata spagnola a Roma. Il quotidiano El Mundo scrive che D’Alema «si è visto obbligato a rettificare le sue più che sfortunate dichiarazioni» sull’Eta e rileva che «la sua disinformazione risulta scioccante». Il giornale cita - come altri media - fonti del ministero degli Esteri spagnolo che rivelano come siano state date «istruzioni all’ambasciata a Roma di mettere a disposizione del ministero degli Esteri italiano l’adeguata informazione (sull’Eta)».
L’agenzia Europa Press riporta, invece, la versione italiana in base alla quale il ministro avrebbe inteso riferirsi all’inizio di un percorso dell’Eta che dovrà portare all’incondizionata rinuncia al terrorismo. Il quotidiano socialista El Pais pubblica un articolo interno a tutta pagina intitolato «Il ministro degli Esteri italiano rettifica dopo aver definito Eta movimento politico», e cita egualmente fonti diplomatiche spagnole secondo cui le affermazioni di D’Alema sarebbero «profondamente errate». Ma le fonti aggiungono di ritenere che siano state dovute a disinformazione e «non a malafede».
Chiuso l’incidente spagnolo, D’Alema detta altre discutibili dichiarazioni, questa volta sul problema del nucleare iraniano. «La volontà dell’Iran di utilizzare l’energia nucleare è legittima, se questa è destinata a scopi pacifici» dice D’Alema nel corso di un’intervista su Radio 1 (dimenticando che l’Iran è il terzo produttore al mondo di petrolio). Non solo legittimo, aggiunge il ministro degli Esteri: potrebbe esserci anche una «cooperazione» con altri paesi. Ma «occorre lavorare perché l’Iran non si doti di armi nucleari».
Parole dure D’Alema le indirizza, invece, verso la Siria. Il nostro ministro chiede a Damasco di cooperare con la comunità internazionale per fermare il trasferimento di armi a Hezbollah. E lo fa con toni netti. «La risoluzione prevede che ci sia l’embargo delle armi», ricorda D’Alema. «Esistono mezzi di controllo aereo, aerei Awacs, satelliti, che consentono di verificare se c’è un traffico di armi. Se dalla Siria verranno armi e si compiranno gesti di violazione della risoluzione, la comunità internazionale lo verrà a sapere e non starà a guardare. Alla Siria» aggiunge «noi chiediamo di cooperare».
Riferendosi alla telefonata intercorsa martedì tra il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il presidente siriano, Bashar al-Assad, D’Alema sottolinea che dal colloquio sono state ottenute «delle garanzie, delle dichiarazioni molto chiare». «Adesso» intima «a queste dichiarazioni seguano i fatti».