La Spagna boccia Zapatero: non risolverà i nostri problemi

Per due elettori su tre il premier è incapace di affrontare i temi per i quali era stato eletto: immigrazione, terrorismo e disoccupazione

da Madrid

In quasi tre anni di governo José Luis Rodriguez Zapatero è riuscito a polverizzare la grande fiducia che gli spagnoli avevano in lui. La notte del suo trionfo, il 14 marzo 2004, mentre il Partito popolare si fermava al 37,9%, Zapatero, sull’onda dell’emozione dei sanguinosi attacchi terroristici di Atocha, trionfava con il 42,3% e per le strade di Madrid la gente gli gridava quello che sarebbe diventato il suo motto: «Zapatero non ci deludere». Ma ora che i dati si sono invertiti e il premier socialista guida una maggioranza che è scesa al 39,3%, il punto più basso del suo governo, il motto zapateriano è diventato uno sfottò o una previsione: «Zapatero sei arrivato dalla stazione di Atocha e te ne andrai dall’aeroporto di Barajas», alludendo ai due attentati che hanno segnato la sua ascesa e discesa.
A un anno dalle elezioni legislative, la politica del «piacione» e delle pseudoriforme a caccia di consenso ha dimostrato di avere il fiato corto. Oltre alle percentuali politiche, lo dice da ieri anche un sondaggio della Cis, il Centro investigaciones sociologicas, svolto a dicembre, quindi prima dell’autobomba di Barajas: due spagnoli su tre non credono che il premier sia capace di risolvere i veri problemi della Spagna. E non stiamo parlando di leggi sulla taglia 38 delle gonne, sui diritti delle scimmie o sul divorzio express, temi sui quali Zapatero si è destreggiato con abilità innata, ma su questioni come il terrorismo Eta, l’immigrazione (a gennaio sono sbarcati in Spagna 856 clandestini), la disoccupazione e, da ultima, dopo i violenti scontri della periferia madrilena della scorsa settimana tra latinoamericani e polizia, l’insicurezza dei cittadini.
La questione su cui Zapatero si è giocato la faccia è l’immigrazione: due spagnoli su tre sono convinti che i clandestini aumenteranno nel 2007, mentre solo uno su dieci è convinto che il premier metterà fine all’ondata di sbarchi. L’84% si è rassegnato all’idea che gli immigrati irregolari raddoppieranno entro il 2013. Inoltre, a preoccupare gli spagnoli è la facilità con cui circola la droga: il 54% è convinto che manca una politica efficace di lotta allo spaccio. Seguono i costi altissimi delle abitazioni in Spagna, che da cinque anni vive in una bolla di speculazione edilizia: per il 52% i prezzi sono un ostacolo e occorrono leggi adeguate, mentre il 51% non si sente sicuro nella sua città. Il 49% è preoccupato per l’ambiente, il 35% teme di perdere il lavoro, il 37% è convinto che l’Eta tornerà presto a colpire e che nel 2007 la situazione peggiorerà. Già prima dell’autobomba del 30 dicembre, gli spagnoli erano preoccupati che la tregua permanente comunicata dall’Eta e sbandierata con incauto ottimismo da Zapatero nascondesse il ritorno alle armi e non fosse un passo avanti nella trattativa, come diceva il governo socialista.
Pessimismo anche sulla gestione politica: alla domanda se tra un anno la situazione politica migliorerà, il 49,7% dice che rimarrà uguale, il 19,4 dice che peggiorerà, mentre il 13,3 crede in un miglioramento: il 30% degli intervistati dichiara di votare per il centro o il centro-destra, mentre il 28% si riconosce nei partiti di sinistra. E nemmeno la favorevole situazione economica spagnola giusitifica gli errori di Zapatero: se il Pil è cresciuto del 3,8% nel 2006, più di ogni Paese europeo, solo uno spagnolo su quattro lo vede come un vantaggio, mentre il 47,5% cento pensa che la Spagna abbia il dovere di correre più degli altri per recuperare il gap iniziale.