SPAGNA Capitali in fuga, Madrid perde 100 miliardi in 3 mesi. Il nodo Bankia

di Marcello Zacchè

Roma Nelle sue prime "Considerazioni finali" da quando, il primo novembre scorso, è stato nominato al vertice della Banca d’Italia, il governatore Ignazio Visco ha messo al centro il sistema bancario. Rivalutando il ruolo di vigilanza che spetta a via Nazionale, più che mai da quando la politica monetaria è passata a Francoforte. E rispetto ai 5 anni di governo di Mario Draghi, che non ha mai risparmiato le picconate per le sue sorvegliate, agli addetti ai lavori ieri seduti nella Sala degli Arazzi è apparso più comprensivo e ben calibrato sui problemi del sistema, in particolare sul tema del finanziamento alle imprese. Senza per questo mancare di sottolineare inefficenze e storture del sistema, nonché ricordare ai vertici che la loro permanenza é costantemente sotto esame.
Ma ieri anche il suo predecessore, ora in sella alla Bce, era sulla stessa lunghezza d’onda. Draghi è intervenuto per chiarire che il problema delle banche europee merita un’attenzione pari a quella degli Stati sovrani. E, soprattutto, per riferire a Bruxelles che si sta studiando il modo di utilizzare l’Esm (il fondo salva-Stati permanente dell’eurozona) come strumento per ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà di uno Stato membro, senza che questo Paese debba per forza ricorrere ai programmi di aiuto della Troika (Bce-Ue-Fmi). «Noi vogliamo che l’Esm possa essere usato di più e in modo più utile», ha detto Draghi. Il problema è emerso con il caso Bankia, che il governo di Madrid vorrebbe ricapitalizzare con fondi europei senza però assolutamente chiedere un programma di aiuti alla Troika, come hanno fatto finora Irlanda, Portogallo e Grecia. Draghi ha ricordato che proprio il caso dell’istituto iberico, che ha chiesto aiuti per 19 miliardi, è la prova di come sia «più semplice gestire le necessità di ricapitalizzazione delle banche a livello centrale». Tra l’altro, molti spagnoli cominciano a temere per la tenuta dell’intero sistema creditizio. Al punto che nei primi tre mesi dell’anno, secondo i dati della Banca di Spagna, sono stati ritirati dai depositi e portati all’estero capitali pari a 97 miliardi di euro, il 10% del Pil spagnolo. Un’autentica fuga di massa.
Per le banche italiane il tema della ricapitalizzazione non è di attualità, ma potrebbe sempre diventarlo. In ogni caso Visco ha ricordato che il sistema è sottoposto a pressioni enormi: «A marzo 2012 i prestiti delle banche a clienti residenti in Italia ammontavano a 1.950 miliardi, il 125% del Pil». Mentre la raccolta, contratta a causa della crisi finanziaria soprattutto a causa della latitanza di investitori istituzionali, copre solo l’85% dei prestiti erogati. Il che «impone alle banche di procedere a un riequilibrio». Come a spiegare parte dell’utilizzo dei prestiti della Bce. Né aiuta la sottocapitalizzazione delle imprese italiane, troppo banco-dipendenti. In questo senso le parole di Visco sono piaciute ai banchieri in sala. Che, in cambio, si sono sentiti sferzati sul fronte di certi loro modelli di gestione: c’è molto da lavorare sulla crescita della redditività, sul calo del costo del lavoro», sulle «remunerazioni» dei vertici, la rete delle filiali e il numero dei componenti dei cda che, nei primi 10 gruppi, vede «1.136 cariche». E in prospettiva Visco non fa sconti: «La gestione delle banche deve essere corretta e, dove emergono incongruenze, devono essere cambiati i vertici».