La Spagna celebra un funerale «galactico»

Squadra nella bufera dopo il ko di Lione. E c’è pure chi rivaluta il dileggiato Ronaldo

Jacopo Casoni

Martedì lo 0-3 di Lione, ieri le punture inusuali della stampa spagnola. «È solo metà settembre», come dice Luxemburgo, ma il Real Madrid è già nella bufera.
Una volta erano i «galacticos». La squadra dei sogni, del calcio champagne, l’emblema del coraggio di osare e di attaccare. Certo, la politica del «compriamo solo stelle» aveva la controindicazione di privare la squadra dell’equilibrio tattico, contributo fondamentale dei faticatori alla Gattuso. Ma erano i galacticos e, in nome del calcio-spettacolo, le loro pecche erano perdonabili.
Poi, è arrivata un po’ d’Italia a condire con calcistico realismo la ricetta del sogno madridista. Arrigo Sacchi da Fusignano. Un vincente per guidare la riscossa dei fenomeni e per tornare ad alzare trofei. Ed ecco spuntare i mediani, i portatori d’acqua, a far da ponte tra le gemme dei fuoriclasse e l’assillo del risultato. Raul, Zidane, Beckham, Ronaldo, Robinho, Julio Baptista, Roberto Carlos. Ma anche Gravesen e Pablo Garcia. Se si vuole vincere servono loro. Eppure, non si vince. Anzi si perde, e male.
E a corredo della delusione europea di Lione, c’è il nuovo atteggiamento della stampa spagnola. Spazientita, sfiduciata, e, finalmente, libera di violare il santuario calcistico delle merengues. Così da santi, i campioni in camiseta blanca, sono diventati una masnada di peccatori. Marca, il principale giornale sportivo, ha infatti elencato i «sette peccati capitali del Real Madrid». Si parte proprio dalla «mancanza di creatività» di Gravesen e Pablo Garcia. Al secondo posto si piazza la «penuria di gioco sulle fasce» e al terzo «le scarse doti difensive dei terzini, Salgado e Roberto Carlos». Poi si passa alle critiche alla difesa, soprattutto sui calci piazzati («sembra che il pallone abbia un’anima propria che lo porta verso gli attaccanti avversari»), per arrivare infine alla troppa prevedibilità del gioco offensivo. Ultimo appunto, la «Ronaldodependencia». Sì, il Fenomeno e i suoi gol sembrano diventati indispensabili. Ma non era el gordo (il grasso), un calciatore sopravvalutato, la cui fortuna era far parte del grande Real Madrid?
Svegliati da una secchiata d’acqua in pieno volto. Ma Luxemburgo non ha alcuna intenzione di arrendersi. Ha chiesto rinforzi brasiliani (Cicinho e Ricardinho) e, col benestare del realismo calcistico italiano, è pronto a ricominciare a sognare.