Spagna, dietro Raikkonen c’è Alonso La McLaren ora scopre cos’ha perso

Formula uno, lo spagnolo porta la Renault in prima fila a Barcellona e alla radio chiede: "Dov’è Hamilton?". L’inglese della McLaren è quinto e ammette: "Quest’anno è dura"

nostro inviato a Montmelò

«Ma dov’è Hamilton? Ditemi dov’è Hamilton?». La radio gracchia, la macchina vola, il box francese impazzisce e, per un attimo, patron Briatore non pensa alle nozze ma a quel diavolo d’asturiano che sta portando la Renault in cima al mondo mentre domanda insistentemente la posizione del nemico giurato. «Ditemi dov’è Hamilton, dov’è Hamilton?».
L’ultimo giro di qualifica di Fernando Alonso («Uno dei più belli della mia vita», dirà poi) si conclude così: con una pole che dura un attimo, una pole che passa a Raikkonen ma lascia il sapore dolce di una certezza: quella di aver imboccato la strada giusta. Prima fila, dietro di lui Massa, Kubica, Hamilton. Ecco dov’è Hamilton. È quasi un deja vu: il pensiero corre soddisfatto a quel giorno di fine 2006, quando Fernando, appena giunto in McLaren, mise per iscritto un decalogo. Giusto poche regole indirizzate al patron del team: mister Dennis. «Caro Ron, se vogliamo diventare campioni del mondo, dobbiamo fare così e così...». Tornato in Renault, quest’anno, Fernando non ha avuto bisogno di scrivere alcunché: si è limitato a riportare solo se stesso. Ed eccoli i risultati. Nel team un boato e occhi increduli. Solo Briatore riuscirà a celare la sorpresa con un’overdose di fierezza: «Siamo leggeri di benzina? Nella seconda parte di qualifica avevamo il quarto tempo e tutti eravamo nelle stesse condizioni. E poi Fernando, appena gli dai una macchina solo-solo guidabile, ecco che cosa è in grado di tirare fuori. Si parla tanto di tecnica, ma questo fa un gran pilota. In gara non abbiamo nulla da perdere, scatteremo per giocarci le nostre possibilità».
E che vada come vada, «perché tengo i piedi per terra, perché le Ferrari, le Bmw sono più forti» dice Fernando. Quel che non dice è però molto più rumoroso. Perché comunque vada, il vincitore di ieri è stato lui. Doppio vincitore. Fateci caso: la McLaren, nel 2006, era un buon team con molti alti e bassi, arrivò lui e risorse. Mentre la Renault peggiorò. Fateci caso: ora sta accadendo l’esatto contrario e la casa francese, dopo oltre un anno e mezzo, si riaffaccia in prima fila.
Fernando, ieri, ha vinto due volte perché cresce il dubbio che attanaglia i Sudditi di Sua Maestà: vuoi vedere che prodigio-Hamilton volava e stupiva perché usava l’auto messa a posto da Alonso? Rifateci caso: per l’inglese, dopo l’acuto di Melbourne - vistosamente complici i problemi della Ferrari - è stato un continuo calando. «Non è vero, non è vero - ribatte inferocito Lewis -. È una cosa senza senso, io e Fernando abbiamo uno stile di guida simile, ma quanto alla messa a punto, seguivamo strade diverse… Il mio quinto tempo mi ha choccato, ma credo ancora nel podio». Questo subito. Poi, ai giornalisti inglesi, dice che «quest’anno è più difficile, mi sono messo sulle spalle un intero Paese». E il primo manager di Alonso, l’ex pilota di F1 Adrian Campos, lo dice a chiare lettere: «La verità è che Fernando arrivò in McLaren, mise la macchina a posto e loro, per ringraziarlo, lo cacciarono via. Guardate dove sono adesso?».
Mentre Oltre Manica s’interrogano, Fernando racconta dei «due decimi in più di velocità che mi ha dato il mio pubblico…» dice che «più felici di così non si può», che «il nuovo cofano motore sembra una vela, forse col vento mi ha aiutato, potrei persino partecipare alla coppa America». Soprattutto rivela tutta la sua felicità «perché voi non sapete, voi non avete idea quanto ho, quanto abbiamo lavorato per tutto questo, in particolare dopo i test invernali, quando pensavamo di essere abbastanza forti e invece eravamo terribilmente indietro. Avremmo potuto abbatterci e invece abbiamo solo lavorato ancora di più, senza sosta… Se ho poca benzina? Vedrete in gara… Se punto al podio? L’obiettivo è andare a punti e tenere i piedi per terra: perché le Ferrari e gli altri top team sono ancora davanti…».
E per favore, adesso, qualcuno gli dica dov’è Hamilton.