In Spagna i comuni fanno a gara per ospitare le scorie radioattive

MadridParte la corsa al cimitero nucleare: porterà prosperità. Chi ha detto che i cittadini non vogliono il nucleare? Che le scorie radioattive fanno paura? Lo stesso governo spagnolo deve essersi rallegrato non poco questa settimana nello scoprire che per molti le scorie sono diventate un'opportunità. Una dozzina di paesini della Spagna rurale si è infatti lanciata in una «corsa atomica» inaspettata per accaparrarsi un cimitero nucleare che nessun governo dalla morte di Franco osava neanche nominare per paura di proteste. Il magazzino nucleare - e gli investimenti collegati - sono invece diventati d'improvviso l'oggetto del desiderio delle piccole località, evidentemente più preoccupate di morire per spopolamento che per fughe radioattive.
A scatenare l'inaspettata corsa è stato il piccolo comune di Yebra - 600 anime a un centinaio di chilometri da Madrid -, primo ad alzare la mano ufficialmente per ricevere il Magazzino temporaneo centralizzato (Atc) per residui atomici che lo Stato ha annunciato di voler costruire in tempi strettissimi. La candidatura ha creato scalpore e proteste, ma il sindaco Pedro Sánchez ha subito voluto chiarire che l'opportunità era di quelle da non farsi scappare: il magazzino presuppone infatti 700 milioni di euro di investimento e creerà nella zona tra i 3 ed i 500 posti di lavoro per diversi anni. In più il comune riceverà un incentivo di 7 milioni di euro, come i municipi confinanti.
Nonostante le critiche, la decisione è stata subito imitata da Ascò, il paesino catalano famoso per ospitare l'omonima centrale nucleare. Anche lì la giunta al completo ha approvato la candidatura per ospitare l'Atc, mentre fuori dal comune la polizia è intervenuta per bloccare le dimostrazioni di protesta. Ma ormai il gioco era fatto. Fino a venerdì, ultimo giorno utile per presentare le candidature, il ministero dell'Industria ha ricevuto almeno 12 domande, ed è stato ben lieto di comunicare che avrebbe accettato anche quelle solo annunciate, ma non ancora pervenute.
Per il governo infatti tanta concorrenza è una manna. Dopo decenni di titubanze, il governo di Josè Luis Rodríguez Zapatero si è visto obbligato ad approvare nel 2006 il progetto di costruzione del cimitero nucleare per dare una soluzione al problema dei residui nucleari. Appena morto Franco infatti, la Spagna decise di mandarli all'estero, ma con costi astronomici. Solo lo stoccaggio di quelli della centrale di Vandellós I, chiusa nel 1989 per un grave incendio, sono costati allo stato 630 milioni di euro, pagati alla Francia per mantenerli nello stabilimento di Le Hague.
Ma il problema non è stato eliminato. Il ritorno di quei residui è previsto per l'1 gennaio 2011 ed il ritardo della Spagna nell'accettarli potrebbe costare 60mila euro al giorno. Anche per questo il governo deve approvare al più presto la costruzione del magazzino centralizzato che conterrà quei residui, quelli prodotti dalle 8 centrali attive in Spagna e quelli delle ex centrali come Zorita o Garoña (in chiusura nel 2012), per i prossimi 60 anni.
I problemi che non sono sorti a livello comunale sono però sbucati fuori in molte regioni, dove i governi si oppongono nettamente all'arrivo del cimitero. Le candidature hanno infatti spaccato i principali partiti (Pp e Psoe) e rischiano di mandare a monte alleanze politiche. La decisione del sindaco di Yebra (del Pp) ha infatti scatenato le ire della nº 1 del partito in regione, Dolores de Cospedal, in corsa per la presidenza e contraria al cimitero. Cospedal ha minacciato di sanzionare il sindaco, ma il partito non l'ha appoggiata. Stessa cosa è successa nel Psoe, dove il presidente della Catalogna, Josè Montilla, si è opposto all'arrivo del cimitero, nonostante fosse stato lui stesso a proporlo quando era a capo del ministero dell'Industria.