Spagna, i trans scelgono il sesso anagrafico

da Madrid

Se ti senti una donna e assomigli a una donna allora, per l’anagrafe, sei una donna. Questa è la nuova frontiera del governo Zapatero. Maria Teresa Fernandez de la Vega, vicepremier e vera anima di tutte le riforme iper-libertarie, l’aveva promesso da tempo: i transessuali possono cambiare sesso sulla carta d’identità senza bisogno di operazioni chirurgiche. Quella promessa ora è legge dello Stato. «Questo - spiega lei - renderà la vita più dignitosa a migliaia di persone».
La Spagna di Zapatero assomiglia sempre di più a un film di Pedro Almodóvar. Il mondo, e l’estetica, del regista spagnolo sono il punto di riferimento della politica socialista. La cattolicissima Spagna, qui, è un vago ricordo. La generazione della movida ha scombussolato la morale e aperto la strada a una serie di riforme di confine. La più nota, quella che ha segnato la frattura con i vescovi e il Vaticano, è la legalizzazione delle unioni gay, un colpo di maglio alla tradizione e alla «sacralità» della famiglia. Ma Zapatero si è mosso su tutti i fronti: dalla bioetica al pacifismo. Anche se poi di fronte all’emergenza immigrati ha fatto come tutti i governi europei: frontiere chiuse e pochi sensi di colpa per i clandestini bloccati ai margini del deserto.
I trans, tra i sei e i novemila in Spagna, possono cambiare i loro dati sui documenti dal 1987 (previa operazione), grazie ad una sentenza del Tribunale di Cassazione spagnolo, e dal 2001 si celebrano di fatto matrimoni fra transessuali. Adesso potranno aggiornare i loro dati anche se non si sono sottoposti ad un intervento ai genitali. Il cambio di nome si potrà fare al quarto mese dall'inizio del trattamento ormonale, che i transessuali devono seguire per tutta la vita. Si lavora anche sulla possibilità che basti dimostrare, per esempio attraverso testimoni, che da due anni l'aspirante trans vive una condizione sessuale diversa da quella che gli è stata attribuita. «La legge contemplerà il sesso sociale più che il sesso genitale. Tu sei quello che dici di essere, nessuno ti chiederà cose intime», racconta Carla Antonelli che ha curato il progetto di legge ed è lei stessa transessuale. «Il momento dell'uguaglianza sociale è arrivato in Spagna. I transessuali sono stati i grandi dimenticati. Sono stati perseguitati dalla dittatura franchista come gli omosessuali. Adesso è arrivato un governo che ci ha dimostrato che i sogni possono diventare realtà». La legge è simile a quella che è entrata in vigore in Gran Bretagna un mese fa, ma questa non prevede il cambio di nome dopo quattro mesi di trattamento ormonale. Un'altra novità della futura legge spagnola sarà che i trans non dovranno ricorrere alla sterilizzazione, come avviene in Germania e in Svezia, dove viene riconosciuto il diritto al cambio di nome e genere. Per Antonelli, «è la fine della discriminazione dei transessuali perché molti sono sistematicamente rifiutati al lavoro».