La Spagna insegue la leggenda per non rimpiangere il biscotto

<span>Sergio Ramos: "A un passo da un’impresa mai riuscita a nessuno". Del Bosque: "Non ci pentiremo mai di aver battuto la Croazia"</span>

La cancelliera non va a Kiev, l’Europa celebra la sua regina ma non è lei, e allora ciccia, eventualmente se la guarda nel tinello la finale. È la notizia più rilassante di questo Spagna-Italia perché i campioni del mondo adesso fanno finta di abbassare le orecchie ma non ci casca nessuno. Loro criticano i portoghesi perché sono malinconici e adesso vorrebbero farci credere di esserlo diventati anche loro. Poi guardi la tabella qui sotto e ti chiedi chi stia meglio. Pagano meno d’affitto e per un pranzo, hanno entrate maggiori perfino nel turismo e questo ci fa star male, sono di meno in un territorio più vasto, portano a casa uno stipendio quasi il doppio del nostro, avranno a disposizione un giorno in più di riposo e non hanno il centravanti. C’è qualcosa che non torna.

Sergio Ramos che con Cassano ha giocato nel Madrid quando Antonio prendeva in giro Fabio Capello, adesso dice che si sente preoccupato perché l’Italia è una nazionale che non dà riferimenti: «L’imprevedibilità tattica degli azzurri non deve diventare un’ossessione. Dobbiamo restare calmi e vedere come si comporteranno in campo. L’Italia potrebbe cambiare la sua strategia quindi è importante restare fedeli alla nostra filosofia e al nostro stile di gioco. Dobbiamo solo pensare che per noi sarà una finale storica. Nessuna nazionale ne ha mai vinte tre consecutive, entreremmo definitivamente nella leggenda e se ci dovessimo riuscire sarebbe il coronamento di un lavoro lungo e faticoso. Ma domani dovremo fare qualcosa di grande perché sulla nostra strada c’è l’Italia di Balotelli. Lui contro i tedeschi è stato impressionante, per me e Piquet sarà una notte di duro lavoro anche se è Pirlo l’anima della vostra nazionale. Per fortuna con noi gioca Iniesta, un luminare del pallone». E giù a disperarsi. Come Cesc Fabregas: «L’Italia avrebbe potuto farne di più e guadagnare la finale con un risultato decisamente più rotondo. Invece noi in semifinale abbiamo avuto bisogno dei rigori. Puntiamo tutto su Iniesta, sta crescendo di partita in partita, ha vissuto una stagione difficile per gli infortuni, ma ora è in un momento straordinario e quando si tratta di attaccare ha la fantasia che pochi possono vantare. Abbiamo bisogno che lui prenda in mano il gioco, è il nostro punto di riferimento». 

Poveri, come se tutto dipendesse da uno solo di loro. Li abbiamo esaltati fino all’eccesso per il gioco, le movenze, la saggezza tattica, la capacità di accarezzare sempre la gara e stringerle il collo al momento buono. Adesso sono dall’altra parte e ci chiediamo dove stiano portandoci. Dice Del Bosque: «Non ci pentiremo mai di non aver pareggiato contro la Croazia. Col biscotto avremmo eliminato gli azzurri ma sarebbe stato un male per lo sport». Un pensiero gentile, però intanto ci ha ricordato la circostanza che adesso suona come un favore. E allora anche il ct spagnolo fa il pentito: «Le possibilità di vittoria sono al 50 per cento. Siete una squadra con grandi capacità, quella che più ci ha messo in difficoltà in questo europeo». Vabbè eccoli qui, a pil stanno peggio, producono ed esportano meno, hanno una disoccupazione al 24 per cento e una difesa emozionante, con Xavi Hernandez e David Silva in apparenti difficoltà. E la tradizione contro: nella fase finale di un europeo, tre pareggi e una vittoria per noi. O loro o la Grecia di meglio in finale non potevamo trovare.