In Spagna non ci sono "bamboccioni"

Precoci, indipendenti, liberi dal punto di vista sessuale, ma conservatori per quanto riguarda i valori della famiglia. È il profilo delle nuove generazioni tracciato dal Rapporto gioventù in Spagna 2008, presentato dal ministro all’Uguaglianza, Bibiana Aido<br />

Niente bamboccioni, sono spagnoli. A Madrid e Barcellona i ragazzi fuggono dalla famiglia. Non vogliono sentirsi eterni Peter Pan e sognano casa, lavoro sesso e indipendenza. Trovano lavoro più facilmente rispetto a qualche anno fa. Sono solidali e prudenti, più liberi, ma anche più conservatori sui valori. È questo il profilo delle nuove generazioni tracciato dal Rapporto gioventù in Spagna 2008, presentato dal ministro all’Uguaglianza, Bibiana Aido.

Una delle novità più significative dell’indagine, che ha cadenza quadriennale, è che i giovani si emancipano prima dai genitori e assumono prima decisioni importanti per la propria vita, come dimostra il fatto che sono aumentati del 5% i minori di 25 anni che vivono in maniera indipendente rispetto alla famiglia d’origine. 

«Questi giovani hanno una maggiore aderenza ai ruoli e ai valori tradizionali», ha spiegato il direttore dell’Istituto della Gioventù, Gabriel Alconchel. Una tendenza conservatrice che si mantiene nelle opinioni espresse sul matrimonio omosessuale, rifiutato dal 16% degli intervistati. Ma che non riguarda l’eutanasia o la genetica terapeutica, a favore della quale si è espresso il 63% del campione. Aumentano anche le gravidanze indesiderate, passate dal 9,9% nel 2004 al 12,1% nel 2008, dato che i giovani utilizzano meno i metodi contraccettivi. Il modello di famiglia in cui siano entrambi i componenti della coppia a lavorare è quello ideale per l’84% delle donne e per il 72% degli uomini. Un dato che, secondo il ministro Aido evidenzia che «si è prodotta una democratizzazione della famiglia spagnola». Disuguaglianze evidenti sulle retribuzioni. Il salario medio è di 963,91 euro: per i maschi è 1.076 euro, per le donne di 827 euro, il 30 % in meno. Il dato più preoccupate: un giovane su tre è a favore della pena di morte.